Contrada ottiene i domiciliari. Ora chiede la revisione del processo
CATANIA. Un "provvedimento giusto, opportuno e adeguato alle esigenze di giustizia, spero che ad esso seguirà un evolversi positivo della mia lunga e tristissima vicenda giudiziaria".
Così Bruno Contrada commenta la sua attesa per la decisione del giudice di sorveglianza di Napoli di concedergli gli arresti domiciliari nella sua casa di Palermo, che gli permetterà di "potere finalmente riabbracciare" sua moglie Adriana che non vede dal maggio del 2007, perché malata e non può viaggiare. Ma l'ex funzionario del Sisde, che sta scontando una condanna a 10 anni di reclusione per concorso esterno all'associazione mafiosa, si mostra combattivo: non contento di avere vinto una battaglia vuole vincere la guerra, e chiede "la revisione del processo".
"La voglio - spiega parlando attraverso la sorella Anna, nella cui casa di Varcaturo si trova agli arresti domiciliari - per i miei figli: perché non ho commesso quello di cui mi si accusa ingiustamente: rivoglio il mio onore".
A Palermo, intanto, si prepara la festa, ma non c'é fretta: l'ex "superpoliziotto" deve rimanere ancora a Napoli perché deve essere sottoposto a un intervento chirurgico.
"È stata una bellissima notizia - commenta commossa la moglie, Adriana Del Vecchio - tutta la nostra famiglia è molto contenta e appena Bruno tornerà a casa faremo una grande festa.
"Mio marito è un uomo dello Stato - ha sottolineato la signora Contrada - e la sua patria è venuta sempre prima di tutto, quindi ha sempre accettato le decisioni della magistratura: basti pensare che non ha mai voluto abbandonare la sua tessera di riconoscimento del ministero degli Interni, che ha pure rinnovato, nonostante i lunghi anni di sofferenze". Appena saputa la notizia, l'ex funzionario del Sisde ha chiamato la moglie e i figli.
"Ero appena rientrata a casa - ha raccontato Adriana Del Vecchio - quando ho ricevuto questa bellissima telefonata. È stato un momento di grande emozione. Non ci siamo detti molto: dopo una vita assieme non c'é bisogno di parole". Il ritorno a casa di Contrada, anche se ai "domiciliari", è giudicata da Stefania Craxi "una decisione di buon senso" che permette di superare "un meschino espediente per mascherare il continuo accanimento nei confronti di un fedele servitore dello Stato". Per il parlamentare del Pdl Amedeo Laboccetta è "un altro passo avanti verso la totale libertà di Bruno Contrada".
Secondo l'associazione dei familiari della strage di via dei Georgofili "sono prevalse le questione umanitarie" ora, sottolinea il presidente Giovanna Maggiani Chelli, "vediamo se il senso di umanità che pervade le nostre Corti di Giustizia esca dal Parlamento anche per le vittime di mafia".











