La mappa elettorale si tinge di "blu Obama"
WASHINGTON. Ad un mese dal voto del 4 Novembre si va colorando sempre più del blu di Barack Obama la mappa elettorale di un'America sotto il trauma della crisi economica. Il candidato democratico alla Casa Bianca sembra poter contare su almeno 260 voti elettorali dei 270 necessari per conquistare la presidenza, mentre il suo rivale repubblicano John McCain è a quota 200 voti elettorali, rivelano i dati pubblicati oggi dal New York Times.
E il 'bottino' del senatore dell'Illinois è anche più ampio secondo le medie del sito RealClearPolitics: Obama sarebbe arrivato a conquistare 264 voti elettorali. Un vantaggio notevole - sulla carta - per Obama, che può conquistare i voti elettorali che gli mancano attraverso un'ampia serie di combinazioni, vincendo uno o più dei sei Stati ancora veramente incerti: Florida (27 voti elettorali), Ohio (20 voti), Virginia (13 voti), Colorado (9 voti), Nevada (5 voti) e New Hampshire (4 voti). Una situazione molto più precaria per McCain che deve invece conquistare quasi tutti gli Stati incerti per sperare di insediarsi alla Casa Bianca.
Un elemento chiave della battaglia in corso tra i due rivali é il fatto che Obama, facendo buon uso delle maggiori risorse economiche a sua disposizione, sta giocando d'attacco investendo molto denaro in ben nove degli Stati vinti nel 2004 dai repubblicani: Colorado, Florida, Indiana, Montana, Nevada, New Mexico, North Carolina, Ohio e Virginia. Una strategia che ha messo McCain sulla difensiva, costringendolo a spendere parte dei suoi fondi più limitati per non perdere Stati che dovrebbero essere invece già acquisiti. Un esempio illuminante è quello della North Carolina, uno stato vinto dal George W. Bush nel 2004 con un massiccio 13 per cento di vantaggio e che vede oggi McCain in vantaggio solo per un soffio (il tre per cento) costringendo così il repubblicano a investire risorse anche qui. Secondo altre rilevazioni, poi, la North Carolina sarebbe già finita nella mani di Obama, che sarebbe in vantaggio di un punto percentuale. In realtà McCain ha lanciato attacchi vigorosi solo in quattro degli Stati vinti quattro anni fa dai democratici: Minnesota, New Hampshire, Pennsylvania e Wisconsin.
La campagna di McCain non nasconde che la situazione si è fatta difficile e sta cercando di elaborare una nuova strategia per non disperdere le risorse limitate del candidato repubblicano (che ha accettato, a differenza di Obama, i fondi elettorali federali che impongono però un limite di spesa di 84,1 milioni di dollari). La decisione di McCain di abbandonare ogni tentativo di vincere il Michigan (dove i sondaggi assegnano ad Obama tredici punti di vantaggio) ha scoraggiato la campagna repubblicana. Il Michigan è uno Stato tradizionalmente incerto ma la crisi economica, in particolare quella della industria automobilistica, ha colpito duramente gli elettori che vedono nella politica economica repubblicana la causa principale dei loro guai.
La speranza della campagna di McCain è che la crisi economica, che nelle ultime due settimane ha dominato l'attenzione generale facendo compiere un notevole balzo avanti ad Obama nei sondaggi, smetta di dominare il dibattito elettorale. Quello che tiene ancora in vita le speranze dei repubblicani é il fatto che Obama, nonostante le condizioni super-favorevoli di questa campagna (dalla insoddisfazione degli elettori per la politica di Bush alla drammatica crisi economica) non è riuscito a conquistare a livello nazionale un margine di vantaggio ancora più massiccio: ad oggi è il sei per cento. Un fatto che rivela una incertezza di fondo degli elettori sul candidato Obama - non legata solo ai fattori razziali - che può offrire uno spiraglio a McCain: attaccare nel modo più aggressivo possibile il rivale puntando sugli aspetti personali piuttosto che sulla piattaforma politica. E' esattamente quello che McCain aveva promesso di non fare all'inizio della campagna. Ma è esattamente quello che farà negli ultimi 30 giorni di questa ancora aperta battaglia per la Casa Bianca: è la sua ultima speranza.












