Economia

Italia. Varato il decreto salva banche

09-10-2008

ROMA. Il Governo italiano si prepara a fronteggiare le eventuali ricadute della crisi finanziaria sul sistema bancario italiano. Si mettono in deposito ‘armi' che però - come spiega il Governatore della banca d'Italia, Mario Draghi, durante la conferenza stampa al termine del Cdm che ha varato il decreto salva-banche - non sono necessariamente da usare.
Come tutti i governi europei ci si attrezza per fronteggiare eventuali peggioramenti della crisi. Questo anche se il sistema bancario italiano - dice il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti - è "solido" e "liquido". Il provvedimento varato ieri sera non costituisce un vero e proprio fondo delineato nelle dimensioni e nelle quantità, ma piuttosto una "procedura - come ha spiegato lo stesso Tremonti - che consenta di intervenire caso per caso". Banche eventualmente sottocapitalizzate potranno chiedere l'intervento del Tesoro oppure sarà Bankitalia a prendere l'iniziativa. Solo in questi casi si attiverà la procedura di sostegno con una ricapitalizzazione da parte di via XX Settembre che sarà temporanea e neutrale (senza diritto di voto). Il decreto aggiunge inoltre alla garanzia per i risparmiatori già rappresentata dal fondo di tutela interbancario, anche "la garanzia pubblica".
Durante il suo intervento il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, spiega il senso del provvedimento con una formula: "stabilità, liquidità e fiducia" e aggiunge "molti paesi sono intervenuti, noi l'abbiamo fatto perché dovevamo, ma non lo applichiamo, non lo vogliamo applicare e pensiamo di non doverlo applicare. Abbiamo un solo obiettivo vero che non è tanto salvare le banche che si salvano da sole, ma che le banche siano così forti e liquide da continuare a servire liquidità all'economia". Il sistema italiano è sufficientemente "patrimonializzato" - aggiunge - ed ha una "sufficiente liquidità".
Il decreto varato non riguarderà la difesa diretta dei depositi bancari e questo perché "il sistema italiano garantisce sui depositi i risparmiatori nel modo più efficiente in Europa". E per dimostrare questo Tremonti ricorda che molti paesi hanno alzato in questi giorni le soglie di garanzia sui depositi portandole comunque a livelli "al di sotto della soglia italiana". Tremonti rassicura: "Noi impediremo che qualsiasi banca fallisca. Il nostro obiettivo è intervenire se necessario e guadagnarci all'uscita".
Il meccanismo messo a punto prevede che "si guardino le carte e se si ritiene necessario più capitale, e quel capitale non lo mettono gli azionisti o il mercato, lo metta il Governo. Non in una logica di nazionalizzazione ma di supporto. Un capitale ‘sterile' ai fini del potere perché non vota, non determina. Si garantisce solo, non si dà il denaro dei contribuenti a chi ha sbagliato ma si affida questo capitale ad una gestione che comunque sarà privata". Insomma Tremonti spiega che "nessun Governo, certamente non il nostro, ha alcun interesse ad entrare nelle banche. Entreremo se necessario e lo faremo temporaneamente e neutralmente".
Tremonti, parlando poi dei vari interventi spiega che a livello europeo "ieri salvare le banche era vietato, oggi è un intervento auspicato". Poi il ministro chiosa rispondendo ad una domanda sulle poste e sul fatto che possano essere coinvolte dalla crisi: "Le poste non falliranno mai - dice - i governi passano, le poste restano". Anche il governatore di Bankitalia, Draghi, spiega che il decreto serve a "Metter da parte le armi che speriamo di non dover usare. È per prudenza che si fa questo decreto non per usarlo. Fa parte delle serie risposte che i governi stanno dando". Anche Draghi rassicura: "il sistema bancario italiano è solido, ma gli effetti della crisi stanno arrivando anche da noi". Per questo "è ora mettere da parte le armi".