La politica

IL PD conferma la manifestazione. Finocchiaro loro portarono in piazza insulti, noi proposte

10-10-2008

ROMA. Il Pd conferma la manifestazione del 25 ottobre: la porta sbattuta nuovamente in faccia da Silvio Berlusconi dopo le aperture del Pd sulla crisi finanziaria, non ha fatto che rafforzare l'idea di una conferma dell'iniziativa. In una breve riunione del coordinamento, al termine di una giornata ricca di contatti, i democratici hanno comunque sottolineato l'esigenza che la piattaforma della manifestazione del 25 ottobre abbia un profilo "riformista", con proposte concrete, per rimarcare che il Pd è partito di governo più che di lotta.
Ieri mattina il sobrio ringraziamento del ministro Giulio Tremonti all'opposizione per la disponibilità a sostenere il decreto sulla crisi finanziaria, ha fatto sorgere qualche dubbio tra gli stessi parlamentari del Pd sulla praticabilità di una manifestazione contro il governo fatta proprio in concomitanza con l'eventuale sì al decreto. A farsi interprete dei dubbi ci ha pensato Francesco Rutelli. L'ex vice premier ha proposto di rivedere la piattaforma della manifestazione, superando la semplice "contrapposizione al governo" per puntare sulle "proposte aggressive del Pd per uscire dalla crisi". Per non parlare della difficoltà di mobilitare i militanti su una piattaforma troppo sofisticata.
"Devo far partire i miei venerdì per farli tornare sabato notte _ osserva il deputato siciliano Giovanni Burtone _ ma se il messaggio non è netto, diventa difficile smuovere la gente".
L'intervento nell'aula della Camera di Pierluigi Bersani ha dato il quadro concettuale sulla possibilità di votare sì a un decreto mentre si scende in piazza. Bersani, infatti, ha spiegato che il decreto è sì "ragionevole", ma "non sufficiente" ad affrontare la crisi economica del paese che, di fronte al rischio di recessione, richiederebbe misure per sostenere sia i salari sia l'accesso al credito per piccole imprese (in mattinata Veltroni ha incontrato gli artigiani). Ed ha chiesto di inserire queste due misure nel decreto.
"Siamo grande forza nazionale _ ha poi spiegato Bersani _ e cioé di governo. Dobbiamo essere capaci di dire alcuni sì, ma anche di dire con forza al governo 'così non va' sulla crisi economica, e quindi di spiegare le cose che non vanno e quelle alternative che avremmo fatto noi".
Insomma, dice l'esponente del Pd, alla manifestazione "ci sarà un gradiente di combattività abbastanza forte, ma anche un gradiente di proposta. Noi dobbiamo essere capaci di tenere insieme le due cose".
Questa impostazione per altro viene incontro proprio a certi malumori che si registrano soprattutto tra gli ex Ds, per una linea che si vorrebbe più chiaramente riformista, nel timore che un'opposizione protestataria sia perdente e subalterna a Di Pietro.
"A questo punto _ spiega un dirigente _ dobbiamo cogliere questo momento economico per raddrizzare in senso riformista una linea un po' oscillante e dare un profilo alto alla nostra proposta".
E per altro una critica sulle oscillazioni di Veltroni è arrivata ieri da Pierluigi Castagnetti, che ha rimproverato lo slittamento verso le tesi di Fini sul Parlamento, proprio il giorno dopo che Veltroni aveva commemorato alla Camera Leopoldo Elia, maestro del costituzionalismo classico. L'esponente popolare ha definito "pericolose" le tesi di Veltroni, chiedendo che se ne discuta nel Pd.
Le dichiarazioni di Berlusconi hanno alla fine facilitato la decisione del Pd. "Nessun dialogo con chi scende in piazza", ha tuonato il premier. "Il presidente del Consiglio _ ha replicato Dario Franceschini _ si abitui all'idea che in un sistema democratico c'é un'opposizione". E poi la riunione lampo del coordinamento del Pd ha dato la replica più forte, confermando che la manifestazione del 25 ottobre "si svolgerà regolarmente".
Anna Finocchiaro, ricordando gli insulti contro Prodi alla manifestazione del Pdl del 2 dicembre 2006, ha osservato: "Loro hanno portato in piazza il dileggio e anche l'oltraggio noi porteremo la preoccupazione per le condizioni di vita materiali degli italiani. E non lo diciamo con lo spirito dell'‘avevamo ragione noi' ma per dire: attenti, che se non cambiate qualcosa, l'Italia andrà a rotoli".