Dagli USA

Presidenziali. McCain cambia strategia "Abbassiamo i toni"

di Marco Bardazzi

11-10-2008

WASHINGTON. Barack Obama è uno "di cui non mi fido, è un arabo": capelli biondi spettinati, maglietta rossa con il logo ‘McCain-Palin', la signora non riesce ad aggiungere altro. John McCain allunga un braccio anchilosato nelle prigioni del Vietnam e le strappa il microfono di mano: "No, signora, no...".
In Minnesota va in scena un possibile momento di svolta nella corsa alla Casa Bianca: oltre a non portare per ora frutto nei sondaggi, gli attacchi repubblicani a Obama cominciano a diventare pericolosi e McCain tenta lo stop. "Apprezzo il gesto", gli ha fatto sapere il primo afroamericano a un passo dalla Casa Bianca, che gira da un anno e mezzo con una consistente scorta di agenti del Secret Service, impegnati in questi giorni anche in indagini su gente che, ai comizi di McCain, grida "tagliategli la testa".
Per una settimana, nella retorica dei repubblicani, Obama è diventato un "amico di terroristi" per i suoi rapporti con William Ayers, fondatore di un'organizzazione estremista protagonista di attentati dinamitardi negli anni '60 e '70. Il tentativo era tra l'altro quello di spostare i riflettori dalla peggiore crisi economica dai tempi della Grande Depressione, che sta punendo i repubblicani nei sondaggi e premiando Obama. Ma da Gallup a Rasmussen e Zogby, da Newsweek al network conservatore FoxNews, nessuna rilevazione sembra al momento indicare spostamenti dell'opinione pubblica per effetto dello stile più aggressivo di McCain e Sarah Palin. Il senatore repubblicano ha cominciato quindi a tirare il freno, ottenendo però per tutta risposta mugugni e gesti di disapprovazione dal proprio pubblico. "Obama è un bravo padre di famiglia con il quale mi capita di essere in disaccordo su questioni fondamentali", ha sostenuto McCain venerdì sera a Lakeville, in Minnesota, censurando la signora che aveva definito "arabo" il democratico (i ‘rumors' maligni su Internet vociferano da tempo che Obama sia musulmano).
"Siamo impauriti dall'idea che vada alla Casa Bianca", ha confessato un sostenitore, spingendo l'anziano senatore - tra "boo" e fischi - a fare una sorta di discorso anticipato di concessione della vittoria all'avversario: "Obama è una brava persona e se sarà presidente non dovrete temerlo". Da Filadelfia, il giorno dopo, il democratico ha fatto sapere di apprezzare i passi per "abbassare il tono della retorica". "Apprezzo il fatto - ha detto Obama - che abbia ricordato che si può essere in disaccordo e nello stesso tempo essere rispettosi l'uno dell'altro".
Ma lo scambio di gentilezze non significa certo che la campagna sia d'un tratto diventata ‘buona'. Gli spot aggressivi su Obama e Ayers continuano a girare e in vista del terzo e ultimo dibattito Obama-McCain, in programma mercoledì, i repubblicani cominciano a tirar fuori altre armi. E come in passato è la Palin che va in avanscoperta. La governatrice dell'Alaska ha creato problemi a McCain per la pubblicazione dei risultati di un'inchiesta indipendente che l'accusa di aver abusato dei propri poteri, nel far pressioni per far licenziare l'ex cognato poliziotto.
Nello stesso tempo, le viene riconosciuto di aver agito legittimamente nel rimuovere un capo della polizia che non l'ascoltava. Il rapporto sul caso cosiddetto ‘Troopergate' non sembra destinato ad avere ripercussioni particolari per la Palin in Alaska, ma è un imbarazzo per la sua immagine di riformatrice. Ma Sarah ha liquidato la vicenda aggrappandosi alla seconda parte del rapporto - quella che la scagiona - e ha rilanciato su un altro terreno finora poco esplorato in una campagna tutta incentrata sull'economia: l'aborto. Parlando in Pennsylvania, la Palin ha dedicato per la prima volta un discorso alla propria vicenda di madre di un bambino down e al tema della "difesa della vita", attaccando Obama per aver sostenuto "che una donna non deve venir ‘punita con un bambino'". La vice repubblicana ha esaminato la storia delle prese di posizione di Obama sul tema dell'interruzione di gravidanza, aggiungendo di capire "perché è così vago ed evasivo su questo soggetto: gli americani devono sapere qual è la sua posizione" (Obama è a favore di ogni forma di interruzione di gravidanza prevista dalla legge). Anticipando quello che sarà probabilmente un filo conduttore dei prossimi giorni, la Palin si è lanciata sul terreno dei temi ‘sociali' e del tipo di giudici della Corte Suprema che Obama sceglierebbe da presidente.

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