Dagli USA

Troopergate. Imbarazzo per la Palin

11-10-2008

WASHINGTON. Un abuso di potere e una violazione etica. Ma nello stesso tempo un'iniziativa legittima per un governatore. Dall'Alaska arriva per Sarah Palin un verdetto contraddittorio su una vicenda che offusca l'immagine della candidata vicepresidente: il comportamento tenuto per cercare di far licenziare dalla polizia dello Stato l'ex marito di sua sorella. E per John McCain è un imbarazzo di cui la sua campagna, in crisi nei sondaggi, farebbe volentieri a meno.
Il rapporto di 263 pagine sul cosiddetto ‘Troopergate' che un investigatore indipendente ha sfornato a poche settimane dal voto, non sembra destinato ad avere conseguenze immediate per la Palin. Non si parla di reati, e anche l'ipotesi di una possibile censura da parte del Parlamento dell'Alaska è improbabile, visto che è controllato dai repubblicani. Se c'è un impatto, è di tipo politico: la governatrice di ferro che McCain propone all'America come un antidoto alla corruzione di Washington, si trova censurata per motivi etici a ridosso del voto.
Secondo l'indagine condotta da Stephen Branchflower, ex procuratore di Anchorage, la principale città dell'Alaska, la Palin ha abusato del proprio potere, soprattutto lasciando mano libera al marito Todd, perché facesse pressioni su vari funzionari pubblici per far licenziare dalla polizia il ‘trooper' (agente) Michael Wooten. Quest'ultimo è l'ex cognato della governatrice, impegnato all'epoca delle pressioni in una dura battaglia per la custodia dei figli.
Il rapporto dipinge l'intero clan dei Palin in campo per cercare di rovinare la vita a Wooten, che veniva descritto come un pericolo per il proprio carattere irascibile. "Contatti di questo tipo, inaccettabili - afferma il rapporto, parlando delle pressioni per far licenziare Wooten - creano conflitti di interesse per i funzionari, che devono decidere tra soddisfare le richieste di un superiore, o far fronte alla conseguenze". Nello stesso tempo, però, il rapporto indica che la Palin ha agito nel rispetto delle proprie prerogative licenziando Walt Monegan, il boss di Wooten, anche se uno dei motivi della sua decisione era proprio il rifiuto di accettare le pressioni per rimuovere il poliziotto.
La campagna di John McCain ha reagito proprio partendo da quest'ultima conclusione, per sostenere che la Palin agì "in modo legittimo e nel pieno del proprio potere" e accusando poi Branchflower di essere andato oltre la portata del suo mandato nel denunciare l'abuso di potere e le violazioni etiche. Più in generale, per lo staff di McCain, l'intera vicenda puzza di politica perché è stata un'inchiesta "faziosa e gestita da sostenitori di Obama" in Alaska.

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