Analisi e commenti

Le tre opposizioni. Manifestazioni di piazza e confronto in Parlamento

di Federico Guglia

11-10-2008

L'opposizione va in piazza, e riscopre d'essere una e trina. A Roma Antonio Di Pietro da una parte e la sinistra radicale dall'altra hanno promosso due manifestazioni distinte ma non distanti, almeno sulla necessità d'abolire il cosiddetto lodo-Alfano (è la legge che garantisce l'immunità alle quattro più alte cariche dello Stato durante l'esercizio del loro mandato), mentre il Partito democratico, il terzo, principale e bersagliato incomodo, si prepara alla "sua" mobilitazione del 25 ottobre.
"L'opposizione gentile", è l'ironia con cui Di Pietro ha bollato la politica del Pd, soprattutto per differenziarla dalla strategia di lotta dura e senza paura contro il governo incarnata dall'Italia dei Valori.
"L'opposizione responsabile", è invece la replica del partito di Walter Veltroni, che pur non risparmiando accuse all'esecutivo -anche in queste ore di crisi finanziaria internazionale-, non rinuncia al ruolo di solidarietà nazionale auspicato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
E perciò non esclude, il Pd, di sostenere o quantomeno di non contrastare il piano economico preventivo messo a punto a palazzo Chigi per rafforzare il sistema bancario italiano e affrontare al meglio possibile le ricadute del disastro statunitense in Europa.
Un'altra e chiara posizione, dunque, che fa del Parlamento, anziché della piazza, il luogo della contestazione per eccellenza. E che punta le carte del suo riformismo sulla capacità politica di intervenire nelle decisioni del governo per cercare di cambiarle, piuttosto che dover poi tentare d'abrogarle col referendum, secondo l'impostazione di Di Pietro e del convergente fronte rosso-verde escluso dalle Camere.
Com'è noto, all'opzione del Pd s'avvicina, qualche volta anticipandola o sollecitandola, la formazione centrista e non governativa di Pierferdinando Casini (l'Udc). Questo per ricordare che la rumorosa e numerosa protesta per le vie della capitale è minoritaria rispetto all'approccio politico che prevale nel (nuovo?) modo di fare opposizione in Italia.
È come se il ciclone dell'antipolitica si fosse trasformato all'improvviso, sull'onda della crisi d'Oltreoceano, in un tempo molto più grigio e dalle grandissime incertezze.
Un tempo nel quale maggioranza e opposizione sono chiamate non più e non soltanto all'invettiva reciproca del giorno per giorno, ma a condividere decisioni fondamentali per difendere i cittadini dalle intemperie d'America sul lungo periodo.
La stessa battaglia, in linea di principio ineccepibile, per cancellare l'odioso privilegio dell'immunità parlamentare, sembra lontana anni luce rispetto alle emergenze oggi avvertite dagli italiani. I quali non per caso, come ha testimoniato un recente sondaggio, stanno rivalutando le istituzioni fino a ieri criticate. Attribuendo, inoltre, un'altissima fiducia proprio a quel Quirinale che esorta l'intera classe politica -compresa quella non più presente in Parlamento-, a ritrovare il senso dell'unità nazionale per fronteggiare le insidie dell'economia.
Al di là dei toni e dell'anti-berlusconismo, anche per la protesta sembra ormai arrivato il tempo della proposta.
f.guiglia@tiscali.it  

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