Dagli USA

Bush e McCain. Foto d'archivio

Bush, il presidente invisibile

di Cristiano Del Riccio

02-11-2008

WASHINGTON. E' diventato più invisibile di Osama bin Laden. Il presidente George W. Bush (nella foto Ap), mentre infuria lo sprint finale della campagna elettorale, si è rifugiato nell'isolamento di Camp David al termine di una settimana dove ha cercato di dare nell'occhio meno possibile nel tentativo di non danneggiare troppo i candidati repubblicani. E' un ruolo difficile, per George Bush, quello del presidente invisibile. Ma con i democratici scatenati a lanciare una raffica di giudizi disastrosi sui suoi otto anni alla Casa Bianca e con i candidati repubblicani, John McCain in testa, tesi a prendere le distanze il più possibile dal presidente americano, il ruolo di Bush in questo finale convulso di campagna è diventato quello del presidente fantasma.
La sua partecipazione, decisamente minima, alla campagna elettorale è terminata il 21 ottobre con un evento per raccogliere fondi per il partito repubblicano.
Da allora ha limitato al massimo le sue apparizioni in pubblico anche se la crisi economica continua ad infuriare e se diverse crisi continuano a divampare sul fronte internazionale. Persino una visita di Bush al quartier generale dei repubblicani, per incoraggiare i volontari ad impegnarsi con energia in questi giorni finali della campagna, si è svolto a porte chiuse con la stampa bandita dall'evento. I Bush hanno rinunciato addirittura a recarsi a votare in Texas, come avevano fatto in passato, per evitare che nel giorno decisivo del 4 novembre i riflettori tornino ad accendersi su di loro. Hanno preferito votare per posta. Il presidente americano ha evitato di dare conferenze stampa e di rispondere alle domande dei giornalisti, in queste ultime settimane di campagna elettorale, ed ha già fatto sapere, tramite la portavoce della Casa Bianca Dana Perino, che anche la notte dei risultati elettorali, che seguirà dalla Casa Bianca, non darà alcun commento diretto: eventuali dichiarazioni saranno fatte tramite i portavoce.
Ieri, nel consueto discorso radiofonico del sabato, si è limitato a lanciare un appello agli americani affinché si rechino alle urne. Durante la sua visita agli attivisti del partito repubblicano Bush ha cercato di tirare un po' su il morale, che non è alle stelle, ricordando che anche quando lui era stato candidato, in passato, era sempre dato per battuto: ma era sempre riuscito a sovvertire il pronostico sfavorevole. John McCain può fare la stessa cosa.

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