Francia Grande Guerra. 90 anni dopo
PARIGI. Verdun e non Parigi: quest'anno la tradizionale cerimonia francese per ricordare l'armistizio del 1918, che 90 anni fa segnava la fine della Grande Guerra, si è tenuta al forte di Douamont, nei pressi di Verdun, teatro di una delle battaglie più sanguinose con oltre 300.000 morti. È una novità per la Francia, solita celebrare i suoi morti sulla tomba del milite ignoto, ai piedi dell'Arco di Trionfo, a Parigi. È stato il presidente Nicolas Sarkozy a voler rompere la tradizione e, da presidente di turno dell'Ue, ha dato anche un taglio meno francese e più europeo alla cerimonia, invitando tra gli altri il principe Carlo di Inghilterra e José Manuel Barroso, presidente della Commissione di Bruxelles.
Mentre la Francia riflette se il suo calendario non sia forse troppo carico di festività nazionali e se si debba o no cancellare qualche data, il capo dello stato ieri, davanti all'ossario che raccoglie i resti di 130.000 caduti, ha reso omaggio a tutti i morti della guerra, senza distinzioni, francesi e stranieri, ed anche ai disertori fucilati, ben 675 con l'uniforme francese.
Questa riabilitazione in molti la cercano e la chiedono da anni e mai nessun presidente prima l'aveva sostenuta così apertamente.
Questi soldati sono "uomini come noi", ha detto Sarkozy tagliando corto con le vecchie polemiche, "che non hanno più avuto la forza di battersi".
Non "disonorati", né "vili", ma "vittime della fatalità della guerra". Omaggio ai morti dunque, più di 1,4 milioni solo in Francia, giovani tra i 28 e i 40 anni che non sono mai tornati a casa dalle trincee. E per la prima volta il paese commemora l'11 novembre, giorno di festa nazionale, senza testimoni di quegli orrori, perché tutti i "poilus", i soldati che si sono battuti per la Francia, sono morti.
L'ultimo, Lazare Ponticelli, di origini italiane, lo scorso marzo a 110 anni. Solo quattro nel mondo vivono ancora, un americano e tre britannici ultracentenari che ieri alla cerimonia di Londra hanno indossato la spilla col papavero, solo fiore capace di rinascere sui campi di battaglia.
Per la Francia, simbolo della memoria degli ex combattenti e delle vittime è il "bleuet de France", una coccardina azzurra che ieri anche la premiere dame, Carla Bruni, ha indossato sulla sua redingote grigia al fianco del marito.
Alla cerimonia Sarko-zy ha voluto invitare vincitori e vinti della Grande Guerra. Così oltre al principe Carlo e alla moglie Camilla, già lunedì sera ospiti dell'Eliseo, c'erano anche il granduca Henri del Lussemburgo, il presidente del Senato tedesco Peter Muller e il governatore generale d'Austria Quentin Bryce.
Presente anche Hans-Gert Pottering, presidente del Parlamento di Strasburgo.
La costruzione dell'Europa, la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, l'ONU, sono queste, ha detto Sarkozy, "le più belle traduzioni del sussulto delle coscienze" che ha seguito gli orrori delle guerre.
Sarkozy ha anche ricordato un'immagine-simbolo della riconciliazione in Europa, quella in cui Francois Mitterrand e Helmut Kohl, un presidente francese e un cancelliere tedesco, il 22 settembre del 1984 si strinsero "fraternamente" la mano.












