Dall'Italia

Mafia. Maxi sequesto al "cassiere" di Messina Denaro

19-11-2008

PALERMO. L'anno della svolta, quello in cui il bottegaio cominciò a costruire l'impero economico che gli è valso il titolo di ‘re dei supermercati', fu il 1974, quando un incendio, certamente doloso, distrusse il suo negozio di alimentari. Secondo gli investigatori, fu allora che Giuseppe Grigoli scelse i suoi referenti criminali e passò dalla parte di Cosa nostra. In 34 anni il commerciante di Castelvetrano, paese del trapanese, di strada ne ha fatta: ha spazzato via la concorrenza in mezza Sicilia, ha gestito in regime di sostanziale oligopolio la rete della distribuzione alimentare, ha aperto decine e decine di supermercati Despar.
Gli inquirenti che, dopo averlo arrestato con l'accusa di associazione mafiosa, gli hanno fatto i conti in tasca, sostengono che il suo patrimonio societario e immobiliare ammonti, euro più euro meno, a 700 milioni. Una enorme ricchezza che - a dire dei magistrati - Grigoli avrebbe accumulato investendo il denaro delle cosche trapanesi e, in particolare, del boss latitante Matteo Messina Denaro, suo compaesano, e socio occulto.
E proprio la consistente sproporzione tra il reddito di partenza e l'impero economico edificato, secondo i magistrati della sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani, giustificherebbe il sequestro disposto ieri. In realtà il provvedimento si aggiunge e in parte si sovrappone al sequestro penale deciso dai giudici dopo l'arresto dell'imprenditore, quando, in due diverse tranches, furono messi i sigilli a due gruppi societari e decine di immobili e mobili registrati per 500 milioni.
Ora, agli originari provvedimenti, si aggiunge la misura di prevenzione che si abbatte su 10 nuove società, tra cui una, con sede a Mazara del Vallo, che fabbrica imbarcazioni, e una serie di terreni, ville e appartamenti di proprietà della moglie e della figlia di Grigoli: il tutto per un valore di 200 milioni. Intanto il ‘re dei supermecati' che, il 28 novembre, sarà davanti al gup di Palermo che dovrà deciderne il rinvio a giudizio, resta in cella. Il suo curriculum criminale è datato e risale al 1978, quando venne condannato per bancarotta fraudolenta. La prescrizione lo salvò dal carcere. Allora, secondo i magistrati, aveva già stretto i rapporti con la famiglia Messina Denaro: un connubio suggellato nel 1991, quando la sorella del capomafia di Trapani, Rosalia, moglie del boss palermitano Filippo Guttadauro, fu madrina di battesimo della figlia.
La prova ulteriore dei legami con le cosche, però, a dire dei pm, sarebbe addirittura cartacea. Nel covo di Bernardo Provenzano sono stati trovati una serie di pizzini in cui Messina Denaro si dà un gran da fare per tutelare gli interessi di Grigoli, dimostrando di conoscere a menadito addirittura la contabilità di un suo sperduto supermercato di Ribera, nell'agrigentino.
Insomma, l'imprenditore sarebbe il "cassiere" del clan di Trapani, avrebbe riciclato il denaro sporco di Cosa nostra e dato lavoro, inoltre, a centinaia di persone vicine alla mafia o raccomandate dagli uomini d'onore. Un particolare, questo, su cui punta il dito il procuratore aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato.
"Il potere economico della mafia - ha detto oggi in conferenza stampa - si converte in potere sociale e politico in contesti disagiati. Cosa nostra, dando lavoro a chi non ce l'ha approfitta in modo distorto del bisogno di certe aree sociali".