Dall'Italia

Crisi: Sky Italia tuona contro il decreto del governo

30-11-2008

ROMA. Il decreto anti crisi aumenta dal 10 al 20% le aliquote sugli abbonamenti alla tv a pagamento, una "tassa" che è "evidentemente in contrasto con l'affermazione del governo che questo pacchetto ‘sostiene lo sviluppo delle imprese'", tuona l'amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockrige e che peserà sulle tasche di 4,6 milioni di famiglie abbonate alla tv satellitare portando 210 milioni di euro di maggiore introito nelle tasche dello Stato.

Ma la vicenda è anche materia di polemica politica perché l'opposizione grida al conflitto d'interessi e accusa il governo di favorire Mediaset. Sostiene dal Pd Paolo Gentiloni: "l'azienda di proprietà della famiglia Berlusconi non è infatti coinvolta dall'aumento visto che la norma del 1995 abrogata ieri (venerdì) riguarda solo la tv via satellite e via cavo". Piuttosto ad essere "colpita direttamente è un'azienda concorrente di Mediaset. Un caso del genere non sarebbe mai stato possibile né negli Usa né in un altro paese europeo", aggiunge Massimo Donadi dell'Italia dei valori. Un intervento "improvvido" per l'Udc Roberto Rao convinto che "c'è tutto il tempo per rimediare visto che dal governo è stata annunciata la disponibilità ad accogliere le osservazioni dell'opposizione".

In sostanza all'art. 31 del decreto varato venerdì si sopprime l'agevolazione al 10% con il passaggio automatico al 20%, per l'Iva relativa ai "canoni di abbonamento alle radiodiffusioni circolari trasmesse in forma codificata, nonché alla diffusione radiotelevisiva con accesso condizionato effettuata in forma digitale a mezzo di reti via cavo o via satellite ivi comprese le trasmissioni televisive punto-punto, con esclusione dei corrispettivi dovuti per la ricezione di programmi di contenuto pornografico". Di conseguenza "le tasse generate grazie agli abbonati di Sky cresceranno a 580 milioni di euro", spiega l'ad di Sky Italia Tom Mockridge secondo il quale "deve essere chiaro che questo provvedimento è un aumento delle tasse per le oltre 4,6 milioni di famiglie italiane che hanno liberamente scelto i programmi di Sky", facendo intendere che l'aumento peserà sugli abbonati, e che la cifra finale di maggiore introito per le casse dello stato sarà di 210 milioni di euro. Se il provvedimento andasse in porto si vedrebbe quindi aumentare il costo dei pacchetti di abbonamento a Sky: ad esempio quello minimo di 15 euro a 16,2, oppure quello attualmente a 39 euro per Mondo-Calcio a 42,12 euro; quelli Mondo-Cinema-Calcio o Mondo-Sport-Calcio di 51 euro a 55,08 euro e infine il più elevato e completo di 63 euro per Mondo-Cinema-Sport-Calcio a 68,04.

Ricorda l'ad Mockridge che "dal 2003 Sky ha costantemente investito in Italia trainando la crescita dell'intero settore televisivo, grazie a questi investimenti e senza sussidi da parte del Governo, l'Iva dovuta grazie ai clienti della pay tv in Italia è cresciuta dai 170 milioni di euro nel 2003 quando operavano Stream e Tele+ ai 370 milioni di euro grazie agli abbonati di Sky nel 2008. Inoltre Sky oggi dà lavoro direttamente ad oltre 5000 persone e ad altre 4000 nell'indotto, più del triplo del totale dei dipendenti sommati di Stream e Tele+ nel 2003".

Parla di "blitz contro Sky, il principale concorrente privato di Mediaset", Gentiloni, responsabile comunicazione Pd, spiegando che "l'eventuale coinvolgimento di Mediaset, sarebbe comunque insignificante perché relativo soltanto non alle carte prepagate del calcio ma agli abbonamenti mensili per alcuni canali digitali". Annuncia quindi: "nei prossimi giorni ci rivolgeremo alle autorità di garanzia per verificare se la norma anti Sky non è un caso classico di quel ‘sostegno privilegiato' all'azienda di proprietà di Berlusconi che è vietato anche dalla nostra blanda normativa sul conflitto di interessi". Si chiede Pier Luigi Bersani, Ministro ombra dell'economia del Pd: "L'onorevole Berlusconi era presente al Consiglio dei Ministri che ha approvato il decreto anti crisi? In quel decreto c'è una tassa sulla pay-tv che pagheranno milioni di famiglie e che pesa uno per le aziende del presidente del Consiglio e cento per un suo concorrente".