Dagli USA

Obama: preoccupazione per India e Pakistan

30-11-2008

NEW YORK. Si metterà immediatamente al lavoro la squadra internazionale del presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama, e si concentrerà subito sulla minaccia islamica in India e in Pakistan, le nuove aree calde dopo gli attentati di Mumbai che hanno fatto circa 200 morti.

Domani a Chicago, la città dove Obama vive, è attesa la presentazione ufficiale della squadra che affiancherà il neo presidente in politica estera. Se verranno confermate le indiscrezioni di queste ore, al Dipartimento di Stato andrà l'ex first lady (e rivale di Obama alle primarie democratiche) Hillary Clinton, mentre diventerà Consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca il generale Jim Jones, ex comandante in capo delle Forze della Nato. Al Pentagono dovrebbe rimanere, almeno per un anno, l'attuale titolare della Difesa Bob Gates. Pur insistendo sul fatto che l'inquilino della Casa Bianca è uno solo, Obama ha di fatto iniziato a muoversi. Il presidente eletto viene informato passo a passo dai collaboratori di Bush, e ha telefonato al premier indiano Manmohan Singh, per esprimergli il proprio cordoglio. Lo ha fatto poche ore dopo avere pubblicato una dichiarazione in cui esprimeva il proprio appoggio alla democrazia indiana, condannando recisamente la cultura dell'odio dei terroristi di Mumbai.

Anche Bush aveva parlato con Singh subito dopo gli attentati, e proprio ieri, tornando da Camp David, nel Maryland, dove ha trascorso con la famiglia la Festa del Ringraziamento, il presidente ha detto che il terrore non vincerà, ribadendo il pieno appoggio degli Stati Uniti all'India, la più grande democrazia del mondo. E' intervenuta anche la Clinton, senatore dello Stato di New York, pubblicando come Obama e Bush una dichiarazione di condanna degli attentati, ma prendendo spunto dal fatto che ci sono due newyorchesi tra le vittime, il rabbino Gavriel Holtzberg e la moglie Rivka. "In attesa che i responsabili siano catturati e processati - ha detto Hillary - mentre continuiamo a aiutare e ad appoggiare le vittime e le loro famiglie, mentre operiamo per sconfiggere l'estremismo radicale e il terrore che ne consegue, dobbiamo trovare la forza ricordandoci che di fronte a chi ruba vite umane c'é chi tenta di offrire speranza e conforto".

Ieri, la stampa Usa ha insistito sul carattere centrista della squadra internazionale di Obama, se la sua composizione verrà confermata la prossima settimana, come suggerito dalle ripetute anticipazioni. Emergono anche preoccupazioni. Il quotidiano online The Politico teme una guerra tra grandi nomi come Hillary e il generale Jones, ma il New York Times appare più tranquillo. Jones - ricorda il quotidiano - è sempre stato un mediatore, e sarà lui a fare da tramite tra i due pesi massimi della squadra: la Clinton al Dipartimento di Stato, Gates al Pentagono. Gli occhi rimangono tuttavia puntati soprattutto su Obama, ora che il fulcro dei problemi sembra aver lasciato Iraq e Afghanistan per spostarsi verso il Pakistan. In almeno uno dei dibattiti elettorali il presidente eletto non aveva escluso l'ipotesi di interventi diretti americani per colpire terroristi come Osama bin Laden, il capo di al Qaeda, che probabilmente si trova nelle montagne alla frontiera tra Afghanistan e Pakistan.