PD. D'Alema precisa i termini della sfida lanciata a Veltroni. "Non chiedo la leadership"
ROMA. Riflettori sempre più puntati sulla direzione del Pd dopo la decisione di Massimo D'Alema di "impegnarsi di più" nel partito. Un appuntamento che potrebbe trasformarsi in una sorta di minicongresso su opzioni strategiche alternative.
Sabato nell'intervista al Tg1, D'Alema, ha lanciato a Veltroni il guanto della sfida con la richiesta di "un chiarimento" con una discussione "franca e serena per ridare vigore alla proposta riformista". Concetti che ha ripetuto ieri sera al programma di Crozza e nel pomeriggio a Milano, precisando che non punta alla guida del partito: "Non è nell'ordine delle cose, non è prevedibile, né ragionevole e non è nell'ordine delle cose che auspico". Della necessità di un "chiarimento" aveva del resto parlato lo stesso Veltroni martedì scorso al coordinamento. In direzione si parlerà della scelta veltroniana del partito a vocazione maggioritaria, della necessità di impostare le alleanze come chiedono non solo i dalemiani scontenti del tipo di rapporto instauratosi con Di Pietro. Ma anche del nodo della confluenza o meno nel Pse su cui si dividono ex diessini ed ex popolari e la proposta del partito del Nord, rilanciata anche ieri dal sindaco di Torino Chiamparino.
In direzione potrebbero scaricarsi i malumori di D'Alema (confermati sabato al Tg1) risentito per gli attacchi dei veltroniani al suo braccio destro Nicola Latorre per la vicenda del "pizzino" ad un esponente del Pdl contro l'alleato dell' Idv e i malumori dei veltroniani per l'attivismo di Red e la sotterranea messa in discussione del leader. Se la direzione, spiegano negli ambienti del Pd, sarà una resa dei conti allora si avranno due possibilità: il rafforzamento della leadership di Veltroni con una conta vincente su un documento di appoggio al segretario o al contrario un suo indebolimento con la scelta di andare ad una direzione più collegiale.
Un segretario, quindi, messo sotto tutela. Questo è il possibile scenario a meno che l'opera di mediazione che Piero Fassino sta portando avanti non riesca e i due eterni duellanti non si vedano in un faccia a faccia chiarificatore che spiani la strada per una possibile intesa. "D'Alema non sembra ascoltare le sirene della pacificazione" lamenta però un fassiniano che rivela come nell' incontro che aveva avuto con D'Alema al suo rientro, Fassino lo avesse sconsigliato, in questa fase, dal rilasciare interviste.
Intanto mentre nel Pd vige una sorta di silenzio stampa sulle polemiche interne in attesa del voto in Abruzzo, il segretario è a Madrid per la riunione del Pse e la replica è affidata al vicepresidente Dario Franceschini che invita a considerare il Pd come una "squadra di calcio dove i giocatori non si fanno gli sgambetti, si passano la palla e sostengono il capitano che, in questo momento è Veltroni".
"D'Alema - assicura Franceschini - queste cose le sa e sono certo che le sue parole mon erano un avvertimento o una minaccia ma una offerta di lavoro". La sfida di D'Alema, comunque, sembra non preoccupare i veltroniani."Meglio che ci sia un scontro tra idee che far finta di niente e andare avanti così per mesi", osserva un veltroniano doc che trova giusto anche "un congresso anticipato a marzo prima delle europee".
"Noi veltroniani siamo tutti d'accordo, tranne Veltroni che sta meditando sul da farsi" confessa, off the record, rimarcando le incertezze del momento. Intanto gli ex popolari sono sulle posizioni espresse di recente da Franco Marini che nei giorni scorsi aveva detto che "è autolesionista indebolire il segretario" chiedendo di porre fine a "questa batracomiomachia". Nell'atteggiamento degli ex popolari gioca anche la posizione più sfumata di Veltroni sulla confluenza nel Pse, ribadita invece anche ieri sera da D'Alema.
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