Con Hillary Clinton al timone della diplomazia Usa, Washington torna al multilateralismo
CHICAGO. L'America "non può risolvere le crisi senza il resto del mondo" e il mondo "non può risolverle senza l'America": con Hillary Clinton al timone della diplomazia Usa, Washington torna al multilateralismo.
Parlando a Chicago subito dopo l'annuncio della nomina a segretario di Stato dell'amministrazione Obama, Hillary ha promesso che gli Stati Uniti "torneranno a collaborare" con il resto del mondo per affrontare i problemi del pianeta: un mondo con "più alleati e meno avversari, più opportunità e meno pericoli per quanti cercano libertà, pace e prosperità. E' un multilateralismo che raccoglie il mandato dagli elettori che "hanno chiesto una nuova direzione in patria e un nuovo sforzo per migliorare l'immagine dell'America nel mondo", ha detto la segretario di stato designata.
La stessa Hillary aveva descritto la sua ricetta di politica estera in un saggio del 2007 sulla rivista Foreign Affairs, il più prestigioso foro Usa per gli affari internazionali. Il saggio, concepito come biglietto da visita per la Casa Bianca, includeva un piano pragmatico di disimpegno dall'Iraq, linea dura verso l'Iran ma anche un mea culpa Usa per le 'macchie' di Abu Ghraib e di Guantanamo.
"Per guidare il mondo - scriveva Hillary - una grande nazione deve ottenere il rispetto degli altri. L'America è stata rispettata in passato come nazione potente e generosa. Ma negli ultimi anni l'amministrazione Bush ha sperperato il rispetto e la fiducia perfino dei più stretti alleati. Ci siamo imbarcati su una strada senza precedenti all'insegna dell'unilateralismo, adesso paghiamo un caro prezzo".
Il piano Hillary è all'insegna di un'America "impegnata a costruire il mondo che vuole, non a difendersi da un mondo che teme". Tassello della nuova strategia è la fine della guerra in Iraq: per l'erede di Condoleezza Rice, "é il primo passo per ristabilire la leadership globale degli Stati Uniti". Il ritiro deve avvenire in modo da "riportare a casa le truppe in sicurezza, ridare stabilità alla regione e rimpiazzare la forza militare con una nuova iniziativa diplomatica per coinvolgere i Paesi del mondo nel futuro dell'Iraq".
Al ritiro dall'Iraq dovrà accompagnarsi un mea culpa per le conseguenze dell'invasione: "Dovremo parlare delle conseguenze dell'invasione dell'Iraq per il popolo iracheno e per altri nella regione. Dovremo parlare di Guantanamo e di Abu Ghraib".
Nel prendere le distanze punto per punto dalle politiche dell'amministrazione Bush Hillary Clinton ha sposato però una linea dura sull'Iran: "La comunità internazionale non può permettere all'Iran di acquisire armi nucleari. Se Teheran non si piega, tutte le opzioni resteranno sul tavolo", promettendo intanto a Teheran un "calibrato pacchetto di incentivi".
All'insegna del multilateralismo era anche l'impegno nella lotta al terrorismo: "Dobbiamo ricostruire le alleanze perché il problema che abbiamo di fronte è globale", sostiene Hillary additando la necessità di una riforma dell'intelligence con un servizio di spionaggio i cui agenti "siano nelle strade, non dietro scrivanie".
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08-01-2009












