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Thailandia. Emesso il verdetto dei giudici. Il governo finisce ko

03-12-2008

BANGKOK. Con il primo ministro Somchai Wongsawat costretto a dimettersi in seguito a una condanna della Corte costituzionale thailandese, che porterà allo scioglimento di tre partiti della coalizione di governo, gli attivisti del Pad (Alleanza popolare per la democrazia) hanno deciso di sgomberare da oggi i due aeroporti di Bangkok che controllavano da una settimana.
La crisi politica in Thailandia, che ha bloccato le partenze di oltre 250 mila turisti stranieri, sembra così avviata al termine grazie a un intervento del massimo organo giudiziario.
Ma potrebbe essere una conclusione provvisoria, perché il verdetto non risolve le divisioni politiche e sociali nel Paese. I giudici hanno condannato per frode elettorale il Ppp (Partito del potere del popolo) e altri due movimenti che facevano parte del governo di Somchai, 61 anni, entrato in carica a metà settembre dopo le dimissioni di Samak Sundaravej. Anche l'ex premier aveva lasciato dopo una condanna della Corte costituzionale, colpevole di aver ricevuto compensi per alcune sue partecipazioni televisive. "Partiti politici disonesti minano il sistema democratico della Thailandia", ha affermato il presidente della Corte, Chat Chalavorn, riferendosi ai brogli relativi alle elezioni del dicembre 2007.
Somchai e altri 59 politici sono stati interdetti dalla politica per cinque anni. Da Chiang Mai, dove è riparato in seguito alle proteste nella capitale, il premier ha accettato il verdetto: "Non stavo lavorando per me stesso. Ora sarò un cittadino a tempo pieno", ha detto. La caduta dell'esecutivo non porterà a elezioni anticipate: i membri dei partiti messi al bando confluiranno in un movimento - il Puea Thai - creato nei mesi scorsi proprio per questa evenienza, e la coalizione di maggioranza punta a far nominare un nuovo premier dal Parlamento già il prossimo lunedì. Il Pad ha intanto annunciato lo sgombero dei due aeroporti dalle 10 di oggi (ora locale). "Abbiamo finito il nostro dovere.
Ma se il nuovo governo sarà di nuovo un fantoccio, o se non sarà sincero nel volere riforme politiche, ritorneremo", ha dichiarato Sondhi Limthongkul, uno dei leader del Pad. I voli cargo sono ripresi già ieri dal Suvarnabhumi. Le autorità aeroportuali, che non hanno riscontrato danni nei sistemi informatici, hanno fatto sapere che i voli di linea potrebbero essere ripristinati venerdì 5 dicembre, giorno in cui cade l'81esimo compleanno di re Bhumibol. Intervenendo a una parata militare nella capitale, ieri il sovrano ha esortato alla calma, senza però menzionare la crisi politica.
 La decisione della Corte non ha portato le temute violenze da parte dei sostenitori filo-governativi, che dal primo pomeriggio sono tornati in piazza di fronte al municipio di Bangkok, per protestare contro quello che definiscono un "colpo di stato giudiziario". L'altra notte, tuttavia, ignoti hanno lanciato una granata contro gli attivisti del Pad all'aeroporto Don Muang, causando un morto e 22 feriti.
La Thailandia si prepara così ad avere il suo terzo primo ministro nel giro di quattro mesi. Ma anche se il Pad ha abbandonato la protesta, i problemi a monte - la frattura tra la capitale e le aree rurali, tra l'elite e le classi più povere - restano.
Tanto più che il leader provvisorio del Puea Thai ("Per i thailandesi") è un generale in pensione cugino dell'ex premier Thaksin, di cui Somchai è il cognato. "Sono contento delle sue dimissioni, ma sono preoccupato perché ritorneranno le stesse facce - ha detto uno studente del Pad, mentre si prepara a lasciare l'aeroporto Suvarnabhumi. Thaksin non abbandonerà la politica, farà di tutto per mantenere il potere tramite i suoi fedelissimi".