Dal Mondo

Jaap de Hoop Scheffer

Nato. Medio Oriente e pirati preoccupano i ministri del Mediterraneo

03-12-2008

BRUXELLES. Il dialogo Nato-Mediterraneo, "una storia di successo" per il segretario generale dell'alleanza atlantica Jaap de Hoop Scheffer, deroga dall'agenda tradizionale e affronta il tabù del Medio Oriente: i ministri degli Esteri dei 26 più i loro omologhi dei sette partner mediterranei - Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Mauritania, Marocco e Tunisia - hanno deciso di estendere la collaborazione nata nel 2004 e di mettere le mani per la prima volta nel conflitto israelo-palestinese.
Anche il problema della pirateria al largo delle coste somale ha dominato l'agenda dei ministri. "Oggi abbiamo riaffermato che la collaborazione tra Nato e Paesi del Mediterraneo è strategica per le due sponde, strettamente legate dalla questione della sicurezza", ha detto Scheffer al termine della colazione di lavoro, dove i 26+7 hanno discusso soprattutto di Medio Oriente, pirateria e collaborazione pratica.
La discussione sul conflitto israelo-palestinese è stata "lunga, dettagliata e approfondita", ha detto il portavoce della Nato, James Appathurai. Di certo una novità per l'Alleanza atlantica, che finora ha sempre tenuto fuori il rompicapo mediorientale dai suoi ordini del giorno.
"Un notevole passo avanti" per alcuni Paesi arabi, tra cui la Giordania, e una necessità per quelli della Nato che puntano alla sicurezza delle due sponde. Garantire la sicurezza del Mediterraneo è uno degli obiettivi di almeno 11 (Francia, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Germania, Ungheria, Norvegia, Slovenia, Turchia ed Usa) dei 26 membri Nato, che ieri hanno inviato una lettera al segretario generale per ricordare che l'interesse dell'Alleanza, ovvero la sicurezza euro-atlantica, non può prescindere dal consolidamento della sicurezza e della stabilità nel Mediterraneo. E prioritario, per tutti, è il rafforzamento della lotta al terrorismo.
Nato e Israele, durante i lavori mediterranei, hanno aggiornato il programma di cooperazione individuale, rafforzando la parte che riguarda proprio la lotta contro il terrorismo e l'organizzazione di manovre militari congiunte. I ministri hanno poi affrontato la questione della pirateria al largo delle coste somale, un problema comune, perché tutti hanno navi che attraversano il golfo di Aden. Ma i Paesi arabi sono in particolare preoccupati per il canale di Suez e per i confini della missione Ue (che utilizza anche mezzi Nato) contro le scorribande dei banditi del mare. Alcuni, come l'Egitto, non accettano che sia l'Unione europea a decidere i dettagli di una missione molto sensibile, dai confini giuridici delicati, che consente anche l'arresto dei pirati.
"L'Egitto non parteciperà alla missione Ue al largo della Somalia finché l'Onu non avrà stabilito delle regole precise e steso un piano d'azione che comprenda tutti gli aspetti dell'operazione", ha detto il capo della diplomazia egiziana, Aboul Gheit. D'accordo anche gli altri partner mediterranei, che hanno chiesto che sia l'Onu a stabilire il quadro legale che detti i limiti alla missione. Prossimo appuntamento dei ministri Nato-Mediterraneo ad Almeria, in Spagna, a maggio 2009.