Dal Mondo

Mumbai. La Rice a New Delhi. Mark Mullen a Islamabad. Pressioni sul Pakistan

04-12-2008

NEW DELHI. Dopo le stragi di Mumbai Washington spedisce i suoi massimi calibri a Delhi e a Islamabad per cercare di bloccare sul nascere una recrudescenza delle ostilità fra le due potenze nucleari dell'Asia meridionale e nello stesso tempo dare maggior impulso alla lotta contro il terrorismo islamico. Dopo aver incontrato il premier indiano Manmohan Singh e il ministro degli Esteri Pranab Mukherjee - che ha riferito di aver consegnato agli Stati Uniti le prove che gli attentatori di Mumbai sono arrivati dal Pakistan - il segretario di stato Usa Condoleezza Rice ha dichiarato che il governo di Islamabad deve reagire "urgentemente e in maniera risolutiva" e cooperare con l'India nelle indagini per gli attentati di Mumbai. La Rice ha però anche ammonito le autorità di New Delhi a valutare la loro reazione contro il Pakistan, in modo da evitare "conseguenze indesiderate".
Contemporaneamente, a Islamabad, il capo di Stato maggiore delle forze armate statunitensi, ammiraglio Mike Mullen, ha esortato il governo e i vertici militari pachistani a rafforzare la lotta contro i gruppi della Jihad islamica, che - ha sottolineato - "rappresentano una minaccia per l'intera regione".
La tensione fra India e Pakistan era salita dopo che New Delhi aveva detto di avere le prove del collegamento dei terroristi di Mumbai con Islamabad e aveva chiesto al Pakistan di consegnare 20 terroristi. Islamabad ha rifiutato, per bocca del presidente Zardari che si è tuttavia impegnato a processarli e condannarli in patria semmai si dimostrasse la loro colpevolezza. Ricevendo da Mukherjee le supposte prove del coinvolgimento pachistano negli attentati, la Rice ha garantito l'appoggio americano alle investigazioni e ha sollecitato il Pakistan ad agire urgentemente e in maniera trasparente contro il terrorismo.
Questo atteggiamento del capo della diplomazia Usa ha spinto il ministro indiano a sottolineare la "necessità di proteggere l'integrità territoriale indiana e la sicurezza dei suoi cittadini", ma la Rice si è affrettata ad ammonire l'India a valutare attentamente la propria reazione contro il Pakistan in modo da evitare "conseguenze indesiderate", ed ha esortato i due paesi a collaborare.
Il governo di New Delhi, espressione del partito guidato da Sonia Gandhi, non può tuttavia permettersi toni troppo concilianti con il paese vicino, dal quale sarebbero partiti gli attentatori, perché deve proteggersi le spalle dagli attacchi dell'opposizione nazionalista indù, che soffia sul fuoco della protesta. Ieri, ad una settimana esatta dall'inizio dell'assedio di Mumbai, mentre centinaia di migliaia di cittadini indiani erano scesi in piazza in tutta l'India per manifestare solidarietà alle vittime e protestare contro il governo chiedendo maggiori azioni e meno parole, la polizia ha trovato una, forse due, sacche con dell'esplosivo nel Chatrapati Shivaji Terminus, l'ex Victoria Station, la stazione più importante di Mumbai. Si pensa che si tratti di parte dell'arsenale dei terroristi che hanno assaltato la capitale economica indiana. Sul cui numero, però c'é un giallo perché da alcune evidenze investigative, pare che siano più dei dieci da sempre annunciati dalla polizia indiana e che almeno 14 di essi sarebbero ancora in giro.