Costume

Scarpa di Gina Lollobrigida

New York. Tacchi a spillo non solo per sedurre

di Riccardo Chioni

06-12-2008

NEW YORK. Tra fascino e seduzione, ovvero: l'evoluzione dei tacchi a spillo dalla creazione negli anni Cinquanta fino ad oggi. È il filo conduttore della mostra "Stiletto Hill, Charm and Seduction" comprendente 90 modelli dei più famosi stilisti internazionali, indossati anche da dive del grande schermo, teste coronate e celebrità della tivù, organizzata all'Hilton di Manhattan a latere della settimana mercarto organizzata dall'Associazione dei calazturieri americani.
Concepita dal Museo internazionale della calzatura "P. Bertolini" di Vigevano, la mostra è gestita dall'Ice di New York, dall'Associazione nazionale calzaturifici italiani ed è proposta per ribadire l'eccellenza della produzione italiana durante la settimana mercato del Ffany, principale appuntamento di settore su questa costa degli Usa.
Le creazioni esposte sono divise in due specifiche sezioni antologiche, a tracciare un ideale filo conduttore sull'evoluzione del design e delle tecniche di lavorazione dal 1953 al 1960 e dal 1980 ad oggi.
La collezione sotto vetro piantonata dalle guardie di sicurezza comprende creazioni realizzate da stilisti di fama mondiale indossate ad esempio da Marilyn Monroe e Gina Lollobrigida, corredate anche di curiosità e bizzarre soluzioni.
"Non so chi abbia inventato i tacchi a spillo, ma noi donne dobbiamo essere molto riconoscenti" andava dicendo Marilyn Monroe oltre mezzo secolo fa. E più recentemente era divenuta celebre la frase di Sarah Jessica Parker, interprete della fortunata serie tivù "Sex and the City", "Portatemi via tutto, ma non le mie Manolo", anche per lei strumento di fascino e seduzione.
La risposta alla Marilyn la dà la città di Vigevano, riconosciuta patria natale del tacco a spillo nei primi anni Cinquanta e dove ha sede il Museo Internazionale della calzatura che ha portato a New York la mostra.
Portano i nomi di storici produttori di calzature come Salvatore Ferragamo a Firenze i cui modelli erano indossati da Sofia Loren, Lana Turner e Marilyn Monroe. E Alberto Dal Cò a Roma dove facevano shopping Brigitte Bardot, Soraya, Ava Gardner e Gina Lollobrigida. E di creatori attuali, come Manolo Blahnik i cui tacchi a spillo attraggono Sarah Jessica Parker come una calamita.
Registi e costumisti hanno adoperato i tacchi a spillo come simboli di femminilità e sensualità, un fenomeno che però aveva subito una brusca frenata negli anni Settanta con l'avvento dei movimenti femministi.
"È esposta la sensualità legata ad una produzione di lusso della calzatura. La mostra - spiega Aniello Musella, direttore dell'Ice - fa riferimento ad un'area produttiva specifica, Vigevano che ospita il Museo da cui provengono questi modelli che sono rimasti nella storia e altri che rispecchiano lo stile dei giorni nostri che hanno un mercato sulla fascia alta. Sono designer italiani e stranieri, quelli americani legati anche a celebrità producono al cento per cento in Italia perché dire che siamo i più bravi è scontato".
La crisi economica colpisce anche questo settore, ma le imprese italiane sono intenzionate a difendere il proprio ruolo di protagoniste negli Usa, quarto mercato per importanza dopo Francia, Germania e Russia.
"Da parte delle imprese italiane di questo livello c'è un grande desiderio di impegno verso gli Stati Uniti, anche in questi momenti di difficoltà, sperando che al momento della ripresa questo investimento possa ripagarle" dice ad America Oggi il direttore generale dell'Anci, Fabio Aromatici.
La collezione comprende anche la scarpa verde pisello indossata da Marilyn Monroe e quella creata durante gli anni della Dolce Vita, anti-paparazzo, appositamente studiata per le dive, con punta rinforzata e sperone sul retro per liberarsi dai paparazzi troppo invadenti.
Le creazioni sono state scelte da Armando Pollini tra un'infinità esposte al Museo della calzatura di Vigevano, di cui è curatore.
Il messaggio che i calzaturieri desiderano trasmettere dal Ffany di New York - assicura Aromatici - è "non guardate all'Italia solo per quello che ha fatto in passato, ma per quello che fa oggi e quello che potrà fare domani. Non è una mostra di retrospettiva, ma di avanspettiva, di sviluppo per il futuro".

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