La cantante israeliana Noa . Fanatismo, nostro comune nemico
TEL AVIV. Il fanatismo, qualunque sia la sua origine, ma soprattutto quello del movimento integralista palestinese Hamas al potere nella Striscia di Gaza è in questo momento l'unico e vero nemico che israeliani e palestinesi hanno in comune. Ne è certa la nota cantante israeliana Noa che, per ribadire questa sua convinzione, ha scritto una lettera aperta "ai miei amici palestinesi" il cui testo è apparso sul sito internet Ynetnews. Dopo aver ricordato tutte le occasioni in cui, come donna e come artista, si è schierata in passato a favore della pace, Noa torna indietro alla sera del 4 novembre 1995 quando, al termine di un comizio a Tel Aviv, un giovane estremista israeliano uccise a colpi di pistola l'allora premier laburista Yitzhak Rabin.
"Da quel giorno fatale quando Rabin venne ucciso a pochi passi da me - scrive Noa - da quel terribile momento, ho dedicato la maggior parte della mia vita pubblica a cantare e parlare a favore della pace". "Ho cantato e ho parlato - prosegue la lettera -, ho litigato ed ho abbracciato, tante volte mi sono commossa sino alle lacrime, ho trovato gli amici più improbabili, amici per i quali darei il mio braccio destro, amici per proteggere i quali correrei sotto il fuoco alla frontiera".
"Ed oggi, oggi dico questo - scrive la cantante - noi abbiamo un nemico comune, un unico terribile nemico comune e dobbiamo lavorare tutti insieme per sradicarlo! Questo nemico, amici miei, è il fanatismo. Questo nemico è l'estremismo in tutte le sue abiette reincarnazioni e manifestazioni. Questo nemico sono tutti quegli uomini che mettono "dio" al di sopra della vita, che rivendicano "dio" come la loro spada ed il loro scudo, che dichiarano che "dio" è dalla loro parte".
"Ebrei, musulmani, cristiani - scrive ancora Noa - tutti condividono questo punto nero. Tutti, in qualche momento della loro storia, sono precipitati in questo orribile e distruttivo fanatismo ed i risultati sono stati devastanti. Io ho spesso parlato contro il fanatismo nel mio Paese perché lo giudico repellente e insopportabile. Che si trovi negli ambienti di governo, nelle colonie, nelle sinagoghe, io sono in maniera veemente contro di esso ed ho rischiato la mia carriera e il mio benessere per questa mia convinzione". "Adesso io vedo l'odiosa testa del fanatismo - continua la lettera -, lo vedo grande e orrido, vedo i suoi occhi neri ed il suo sorriso agghiacciante, vedo il sangue sulle sue mani e conosco uno dei suoi tanti nomi: Hamas. Anche voi, fratelli miei, sapete questo. Voi conoscete questo mostro orrendo. Voi sapete che esso sta violentando le vostre donne e le menti dei vostri figli. Voi lo sapete che esso educa solo all'odio e alla morte". La "lettera aperta" di Noa si conclude con l'augurio che Israele "possa fare il lavoro che tutti noi sappiamo deve essere fatto e finalmente vi liberi da questo cancro, da questo mostro che sia chiama fanatismo e che si chiama Hamas".
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