Il fatto

Lampedusa. La rivolta degli immigrati. In fiamme il Centro identificazione ed espulsione

19-02-2009

PALERMO. Sale ancora il fumo dalle macerie di quello che, fino a qualche mese fa, veniva chiamato "il Centro a cinque stelle". Alla fine, i presagi negativi di tanti - lampedusani in testa - si sono avverati. E il Centro di identificazione ed espulsione dell'isola, in cui da mesi sono rinchiusi oltre 800 tunisini in attesa di essere rimpatriati, è stato teatro di una drammatica rivolta.
Per ore è stato il caos: scene di guerriglia tra extracomunitari e forze dell'ordine. Poi il fuoco, appiccato all'interno della struttura di cui ormai resta ben poco. Una settantina i feriti, tra immigrati, agenti di polizia e carabinieri.
Di "disastro annunciato" parla il sindaco di Lampedusa Dino De Rubeis che, da mesi, guida la protesta dei cittadini contro la realizzazione, sull'isola, del Cie, "potenziale Guantanamo italiana". "Maroni si dimetta", rilancia De Rubeis. Ma il ministro dell'Interno non fa un passo indietro sulla linea del rimpatrio diretto da Lampedusa.
Ieri, a far scoppiare la scintilla di un malumore vecchio di settimane, è stata una rissa. I tunisini, che da martedì rifiutavano il cibo per opporsi all'imminente ritorno in patria, hanno aggredito i connazionali che avevano sospeso la protesta e, in fila, attendevano il loro turno nei locali della mensa. Le forze dell'ordine sono intervenute per calmare gli animi e la situazione è esplosa. Addosso a polizia e carabinieri sono piovuti pezzi di porte, lamiere, water. I militari hanno reagito con lacrimogeni e manganelli. Una ventina di migranti - alcuni sarebbero già stati arrestati - hanno, poi, appiccato il fuoco a delle suppellettili. Le fiamme, alte fino a 10 metri, spente dopo ore dai vigili del fuoco, hanno divorato il corpo centrale del Centro di cui restano solo macerie.
Il bilancio dei feriti, fortunatamente non gravi, è alto: una settantina, tra migranti e forze dell'ordine. Cinquantasei gli extracomunitari soccorsi: alcuni sarebbero rimasti intossicati dalle esalazioni del fumo sprigionato dall'incendio del materiale coibentato, che era all'esterno della struttura; altri avrebbero riportato contusioni ed escoriazioni durante gli scontri. Solo sei sono stati portati al Poliambulatorio. Ventidue, invece, gli agenti e i carabinieri feriti. Anche per loro, lievi intossicazioni e qualche livido. Anche un vigile del fuoco è rimasto intossicato.
La calma è tornata in tarda mattinata. A darne notizia è stato il questore di Agrigento, Girolamo Fazio, che ha coordinato l'intervento delle forze dell'ordine rimaste, comunque, a presidiare il Cie in assetto anti sommossa. Resta difficile, invece, la situazione logistica all'interno del Centro. L'incendio ha distrutto il 50% degli alloggi che - spiegano dal Viminale - "non saranno temporaneamente fruibili". Per questo, ma anche per fronteggiare quella che è sempre più una questione di ordine pubblico, il ministero ha deciso di "anticipare il trasferimento di una parte dei migranti già destinati ad essere rimpatriati".
E mentre infuria la polemica politica, con l'opposizione che sollecita Maroni a fare un passo indietro, sulla vicenda interviene anche l'Alto commissariato Onu per i Rifugiati. "Rattrista vedere - osserva la portavoce dell'organizzazione in Italia, Laura Boldrini - che quello che era stato definito un ‘modello' di gestione responsabile dei flussi migratori nel Mediterraneo sia andato letteralmente in fumo".