Dall'Italia

Funerali a L'Aquila. "Nec Recisa Recedit": con speranza si guarda al futuro

11-04-2009

L'AQUILA. Le note del Miserere avrebbero dovuto accompagnare ieri sera la statua del Cristo morto nella processione del Venerdì Santo all'Aquila, una delle più antiche e suggestive di tutto l'Abruzzo.

E, invece, ieri mattina sono state il sottofondo amaro dell'ultimo saluto alle vittime del terremoto che ha devasto la città. Un altare di fortuna, su un palco metallico rivestito da una moquette di colore azzurro, era stato allestito davanti al Palazzetto dello Sport della Scuola allievi della Guardia di Finanza. Alle sue spalle, la scritta sul muro "Nec Recisa Recedit", l'antico motto della GdF: neanche spezzata recede, un messaggio e un monito per quei cinquemila cittadini presenti e che, archiviato il dolore e il passato, sono chiamati ora a progettare con speranza il futuro. Sulla destra dell'altare, la tribuna delle autorità; sulla sinistra 20 coristi che hanno accompagnato la celebrazione e 310 gonfaloni, schierati in rappresentanza della Regione, delle quattro Province e dei 305 Comuni abruzzesi.

Le 205 bare, poco più di due terzi del totale delle vittime del sisma, erano sistemate sul piazzale dinanzi all'altare, disposte su quattro lunghissime guide di moquette rossa, ciascuna con 50 feretri allineati. Su ogni bara, un'orchidea bianca o gialla e un cartello bianco con il nome scritto in stampatello nero. Poi, in un angolo, una lettera e un numero: l'identificativo con il quale le salme erano state catalogate per organizzarne poi il trasporto. Difficile dimenticare quella interminabile fila di bare e, poco dopo, quella altrettanto impressionante, ma ordinata e silenziosa fila di carri funebri che guadagnava l'uscita per l'ultimo viaggio. Il distacco. E' stato ovviamente uno dei momenti più lunghi e strazianti della giornata.

Ma difficile, soprattutto, sarà dimenticare quella piccola bara bianca che apriva la prima fila a sinistra, davanti all'altare. Non c'é persona che non si sia fermata a guardarla: poco più di 50 centimetri, sistemata su quella della mamma e accanto a quella del papà. Dentro il corpo della più giovane vittima di questa tragedia: Antonio Ivan, rumeno, di appena cinque mesi, è un po' il simbolo di questa tragedia. Sua mamma era venuta a partorire all'Aquila perché aveva problemi di salute e temeva di perdere il bambino. Tutti e tre sono state le uniche vittime del sisma nel comune di San Demetrio. Li veglia l'anziana nonna, rimasta sola, senza più parenti né casa. Franca, giovane madre dell'Aquila, ha perso la mamma e il papà sotto le macerie, ma, in mezzo a tante giovani vite spezzate, si trattiene dal mostrare il suo dolore. Così come è composto il dolore di Giustino Parisse, capo della redazione aquilana de quotidiano Il Centro, che sotto le macerie di Onna ha perso i suoi due figli, oltre al papà. Doveva essere uno dei primi sul campo a raccontare questa tragedia.

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