Cultura

Piazza Duomo, L'Aquila

Ricordo L’Aquila della mia giovinezza

di John Cappelli

12-04-2009

NEW YORK. Sono tante le città incantate della mia giovinezza, e seppure nato in America sono cresciuto a Roma, e per 15 estati due mesi l'anno sono andato a L'Aquila, mia patria del cuore, date le mie origini sannite.  Dal mio paesino di Marucci, una frazione di Pizzoli, 6 km a nord de l'Aquila (e l'onda tellurica ,lunedi  6 s'è fermata a San Vittorino 3 km a sud delle prime case di Marruci.).... insieme a nonna Beppa s'andava in città il lunedi di mercato, a piedi, o con il carretto. E giunti alla porta del dazio la mia prima domanda invariabilmente era "ma nonna davvero vi sono 99 chiese e 99 fontane all'Aquila!"

Parlo di anni come il 1936, e l'aspetto lindo e nitido di città mediovale c'era ancora, straduccie e vicoli da fiaba. E poi quei portici sotto i quali da piccoli stanchi morti si doveva camminare e da grandi incontrare le giovani da prima cotta -  e quando allora adesso nella città abbattuta dal  pugno immenso della natura,  si tornerà sotto i portici a tenere le belle  abruzzesine per mano?

E lì due anni dopo che mi sposai ho portato Nives, la mia friulana/americana e il mio figlioletto Vanni in fasce - a conoscere posti dove si mangiano le fettuccine alla chitarra, come  al ristorante Le Tre Marie,  e si beve un buon bicchiere di vino rosso cotto! Il Gran Sasso a due passi dal centro storico fà parte della realtà  ambientale aquilana come un ciclope mitico -  e l'accento aquilano  ha vocali apertissime come da cantilena - non la preponderanza della ‘u' latina come nel mio paese... dove bello mio diventa ‘begliu mene!' E dalla piazza centrale del mercato poi s'andava  alla pura bellezza  romanica della cattedrale a Collemaggio -  imponente ma d'una stupenda semplicità lineare.

Ora però, la basilica è un cumulo di macerie,  che fa strappare il cuore come il pensiero dei  morti. Fosti fondata Aquila mia da Federico II nel 1240 , e popolata da Lui  coi contadini dei paesi circostanti -  ed Egli ti volle baluardo anti-papale. Nelle leggende tramandateci dinanzi al camino nelle freddissime  notti dell'inverno appenninico il grande imperatore ghibellinico cadde dal cavallo e perì nel fiumetto Aterno, che scorre tra Pizzoli e San Vittorino. La mia famiglia aveva un appezzamento di terreno lungo l'Aterno, e nonna Beppa giurava che soffocato nella sua corazza  in riva alla ‘nostra terra' spirò il grande imperatore che aveva dato L'Aquila al mondo. Vi offro questa breve memoria dell'Aquila incantata della mia vita,  da abruzzese forte e gentile.

 

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