Obama. Cresce la contestazione. All'Insegna della protesta il tour universitario
WASHINGTON. Piccoli aerei sorvolano ripetutamente in questi giorni l'università cattolica di Notre Dame trascinando striscioni con immagini di feti abortiti. Più in basso, sul prato del campus, sono cominciate veglie di preghiera che proseguiranno fino a domenica. L'università in Indiana, nel Midwest degli Stati Uniti, è entrata in un clima da guerra culturale, in vista dell'arrivo di Barack Obama, per un'attesa e contestata cerimonia di fine anno accademico. Il presidente americano ha iniziato ieri un delicato tour universitario.
La prima tappa è stata l'Arizona dove Obama, atteso da circa 70 mila studenti, è volato per tenere il primo di una serie di discorsi ai neo-laureati. Il suo vice, Joe Biden, partecipa a cerimonie analoghe, e c'é grande attesa in California per l'intervento della First Lady, Michelle, sabato, alla cerimonia delle lauree in un piccolo campus.
Ma il più complesso tra gli appuntamenti dell'offensiva della Casa Bianca per la fine dell'anno accademico sarà domenica.
La scelta di Notre Dame - il maggiore ateneo cattolico d'America - non solo di invitare a parlare Obama, ma di consegnargli una laurea ad honorem in legge, ha scatenato una valanga di reazioni. Almeno 74 vescovi hanno criticato la decisione dell'ateneo di dare il riconoscimento a un presidente le cui azioni sui temi dell'aborto e dell'embrione vengono viste come in contrasto con la dottrina cattolica. "Notre Dame, nel fare l'invito, ha dimostrato di non capire cosa significa essere un'università cattolica", ha commentato il cardinale Francis George, presidente della Conferenza dei vescovi. Mary Ann Glendon, docente di diritto a Harvard ed ex ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, ha rifiutato di partecipare alla cerimonia con Obama, nel corso della quale avrebbe dovuto ricevere un riconoscimento, e tenere il secondo discorso più importante della giornata. Oltre 360 mila persone hanno firmato una petizione online contro la presenza di Obama e gli esponenti più intransigenti del movimento antiabortista, come Randall Terry e Alan Keyes, stanno facendo convergere le loro "truppe" su Notre Dame per dar vita a proteste.
"Vogliamo che l'evento si trasformi in una palude politica per Obama", ha detto Terry, che già piantona il campus con foto di feti. "La nostra missione - ha aggiunto - é macchiarlo con il sangue di questi bambini, così che non possa scuoterselo di dosso da ora al 2012". La Casa Bianca cerca di tenere più basso possibile il livello delle polemiche e di mostrare pragmatismo. Nei giorni scorsi Obama ha dato il via ai lavori di una commissione di consulenti dedicata al tema dell'interruzione di gravidanza, che vede abortisti e antiabortisti lavorare fianco a fianco per cercare un approccio comune. E il portavoce del presidente, Robert Gibbs, ripete che "la vasta maggioranza degli studenti e la maggioranza dei cattolici sono a favore dell'invito che è stato fatto al presidente, che ha un grande desiderio di prender parte a questo evento".
Il clima da guerra culturale sembra però destinato a catalizzare l'attenzione.
"La presenza di fazioni ideologiche radicalmente polarizzate da entrambe le parti - spiega il professor Paolo Carozza, docente italoamericano di diritto a Notre Dame - serve solo a rafforzare la convinzione in molti che non c'é alcuna possibilità di un dibattito ragionevole. E' anche la conseguenza delle modalità dell'evento, che con la sua cerimonia rigida e formale rende impossibile un vero dialogo con il presidente. Qui sta il problema: non nel fatto che un' università cattolica inviti Obama, ma che ciò avvenga in circostanze che non permettono un reale confronto su importanti questioni di giustizia e bene comune, che sono al centro della controversia".












