Economia

General Motors. L'ipotesi bancarotta si fa sempre più concreta

23-05-2009

NEW YORK. Il tempo trascorre inesorabile e, nonostante gli accordi con i sindacati Uaw e Caw, l'ipotesi bancarotta per General Motors si fa sempre più concreta. I creditori - afferma Nevin Reilly, portavoce del comitato che rappresenta gli obbligazionisti - prevedono di bocciare l'offerta della casa automobilistica per ricevere il 10% della società in cambio della ristrutturazione del debito, spianando di fatto la strada al Chapter 11, a meno di sorprese dell'ultima ora: l'amministratore delegato Fritz Henderson ha più volte sottolineato che, in mancanza del 90% delle adesioni allo swap del debito, la società sarà costretta alla bancarotta.

Per il Washington Post il governo americano è impegnato a definire i dettagli del Chapter 11, al quale Gm potrebbe accedere già la prossima settimana, quando è invece previsto che Chrysler ne esca e, soprattutto, quando sono attese "decisioni fondamentali" per il futuro di Opel.

Il progetto allo studio delle autorità - prosegue il quotidiano - prevedrebbe da parte del governo lo stanziamento di ulteriori 30 miliardi di dollari in favore della prima casa automobilistica americana, portando così a oltre 45 miliardi i fondi per la società. Il Tesoro americano annuncia, nel frattempo, di aver stanziato altri 7,5 miliardi in favore di Gmac, la finanziaria controllata per il 49% da Gm e per il 51% da Cerberus, e di essere intenzionato a convertire "nel futuro a breve termine" 884 milioni di dollari di prestito a Gm in una quota in Gmac, che sarebbe pari al 35,4%.

Il Tesoro - secondo quanto previsto dall'accordo - potrebbe iniziare a liquidare la propria quota in Gmac dopo sette anni. L'amministrazione Obama ha fissato nel primo giugno la scadenza per la ristrutturazione di Gm.

Ma il futuro di Gm potrebbe apparire chiaro già prima: il termine fissato dalla società per lo swap del debito è il 26 maggio alle 11.59 pm. "Gli obbligazionisti vengono dipinti come speculatori, ma sono investitori e molti di loro hanno investito in Gm i propri risparmi per la pensione", spiega Reilly. Un terzo dei creditori non garantiti di Gm, ai quali fanno capo 27 miliardi di debito non garantito, è rappresentato da americani medi che hanno investito in Gm (società che rientra nella classifica Fortune 500) i propri risparmi previdenziali o per pagare il college dei figli.

Una bancarotta per Gm "é molto probabile", spiega il presidente del Canadian Auto Worker Ken Lewenza, illustrando l'accordo raggiunto per il taglio dei costi. Le trattative si sono sbloccate dopo l'intesa fra la casa automobilistica e il Uaw e - spiega - sotto le pressioni del governi americani e canadesi, il cui coinvolgimento è "senza precedenti".

L'opposizione dei creditori al piano di ristrutturazione del debito di General Motors non è nuova: nelle scorse settimane, manifestando la propria contrarietà alla proposta Gm, gli obbligazionisti avevano presentato una loro offerta, con la quale chiedevano il 58% della società. La task force designata alla supervisione di Detroit l'ha però giudicata "irrealistica".

Ai creditori non garantiti Gm offre il 10% della società in cambio della ristrutturazione del debito. Al Tesoro e al United Auto Worker andrebbe invece l'89% della società (rispettivamente il 50% e il 39%), contro l'1% nelle mani degli attuali azionisti. In vista della scadenza e in attesa del pronunciamento ufficiale dei creditori, Gm continua a lavorare alla sua ristrutturazione. Una delegazione del governo tedesco potrebbe giungere nelle prossime ore a Washington con le proposte per Gm Europe, fra le quali quella di Fiat. Al momento Berlino sembra privilegiare il piano della canadese Magna ma l'ultima parola spetta a Gm, che nel decidere dovrà sciogliere diversi nodi, come ad esempio quello delle attività in America latina. Fiat, secondo indiscrezioni, a Berlino avrebbe presentato due offerte, una con incluse le operazioni sudamericane che - osservano gli analisti - sono strettamente dipendenti da Opel e quindi una loro separazione è difficile. Ma Gm Latin America è anche - proseguono - una delle poche attività redditizie del gruppo Gnm, quindi Detroit sarebbe restia a volersene separare