L'Articolo

Giro d'Italia. Il russo Denis Menchov trionfa a Roma

31-05-2009

ANAGNI (Frosinone). Il Giro d'Italia del centenario ha ormai imboccato la strada che porta verso est, direzione Russia. Anzi, no: Spagna.

Vive infatti a Pamplona, la città di Miguel Indurain, il russo Denis Menchov che ieri si è appiccicato addosso un altro pezzetto di maglia rosa, come a completare un puzzle che aveva iniziato a comporre il 21 maggio scorso, quanso dominò la cronometro delle Cinque Terre, in Liguria. Da quel giorno, chilometro dopo chilometro, con fatica, sudore e tattica, Menchov si è meritato il trionfo che oggi a Roma, fra i viali che trasudano storia prima, nei saloni del Quirinale poi, gli verrà riconosciuto. Sarà il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a premiarlo.

Menchov succede ai connazionali Evgenj Berzin e Pavel Tonkov, ai quali ammette di non poter somigliare, "perché loro hanno vinto il Giro ed io ancora no". Un simpatico modo per tirarsi fuori da un destino che ormai gli appartiene.

Manca solo ‘la matematica', cioé la tappa di oggi, per permettergli di vestire definitivamente la maglia rosa.

Dopo essere stato re della Vuelta di Spagna per ben due volte ed in altrettante occasioni indiscusso domatore del Mont Ventoux, la montagna dove non cresce l'erba, Menchov è davvero ad un passo (ma forse sarebbe meglio dire a soli 15 km) dal suo primo Giro d'Italia. Il russo ieri ha suggellato il proprio successo, precedendo Danilo Di Luca sul traguardo volante di Frosinone, dove c'erano in palio secondi preziosi, in grado di accorciare ulteriormente le distanze fra il primo ed il secondo posto della classifica generale.

Di Luca sperava in quei 6", in modo da preparare l'assalto finale sul traguardo di Anagni (adatto alle sua caratteristiche, perché in leggera salita), dove ha trionfato il belga Philippe Gilbert, e poi sperare nell'imponderabile.

Il russo, però, ha stroncato anche l'ultima ambizione di Di Luca e se l'é messo alle spalle, nello sprint per il traguardo volante vinto da Alessandro Petacchi, compagno di Di Luca nella Lpr.

Di fatto, il Giro è finito a Frosinone, perché da quel traguardo volante in poi l'abruzzese ha accusato il colpo e non é stato nemmeno capace di far capire nel finale della tappa di essere il vincitore morale della corsa del centenario. Di Luca non ne aveva più, dopo giorni e giorni trascorsi nel tentativo di staccare Menchov in salita e, prima ancora, nella speranza di acquisire un vantaggio cospicuo in vista della cronometro spartiacque delle Cinque Terre, dove Menchov ha costruito il proprio successo.

A Di Luca va il merito di averci creduto e di avere fatto tanto per cercare di rivincere la maglia rosa, due anni dopo il successo del 2007. A Menchov va riconosciuto il pregio di essere stato un ottimo francobollatore, scaltro e paziente, bravo a non mollare nemmeno di un centimetro. Ma soprattutto di avere beneficiato della giusta freschezza atletica nel momento più opportuno di una corsa che va valutata e vissuta nell'arco di tre settimane.

Ieri quasi nessuno si è accorto della vittoria di Gilbert, corridore della Silence-Lotto, che è scattato nell'ultimo chilometro ed ha staccato il francese Thomas Voeckler. Garzelli è giunto 7" dopo, regolando in volata Davis ed Hinault, un atleta con un cognome pesantissimo da portare, e dimostrando che quel traguardo era adatto, adattissimo, per Di Luca che, però, ormai pensava già al prossimo Giro e forse si chiedeva: "Ma un Menchov così proprio a me quest'anno doveva capitare"?.

 

Il palinsesto di oggi