Dal Mondo

Sarkozy ad Obama: "vi dobbiamo la nostra libertà"

06-06-2009

PARIGI. "Noi vi dobbiamo la nostra libertà. Mai, mai, la Francia dimenticherà": parole pesantissime, mai pronunciate in tutta questa chiarezza e a questo livello. C'erano novemila persone ma il silenzio era assoluto sotto il cielo di piombo del cimitero americano di Colleville-sur-mer a picco sulla spiaggia dello Sbarco, mentre Nicolas Sarkozy rendeva il massimo omaggio a Barack Obama. Sessantacinque anni dopo, relazioni "mai così buone" tra la Francia e gli Stati Uniti, ha detto il presidente francese, che per la prima volta riceveva il politico del momento e ci teneva in modo straordinario ad apparire al suo fianco e allineato proprio alla vigilia delle elezioni europee.

Era molto serio Sarkozy, anche teso. Le punzecchiate della vigilia, il presunto "schiaffo" di Obama che - arrivato a Parigi venerdì sera con la famiglia avrebbe "rifiutato" di cenare con i padroni di casa dell'Eliseo - hanno lasciato il segno. Per questo, alla domanda di un giornalista, i due hanno risposto quasi all'unisono evocando un'amicizia e un'intesa importanti. "Quando andrò in pensione verrò in Francia più a lungo", ha promesso Obama rammaricandosi di non poter "andare a passeggiare con la famiglia al Jardin du Luxembourg".

Più nervoso, Sarkozy ha rimbrottato il giornalista autore della domanda: "Ma pensate davvero che non abbiamo nulla di meglio da fare che non cercare un buon ristorante? C'è la crisi, la disoccupazione... L'amicizia significa aiutarsi, significa ottenere risultati. Per la Francia ha significato aiutare gli Stati Uniti a chiudere Guantanamo accogliendo un ex detenuto".

Accordo perfetto in vetrina, dunque, ma un rapporto fra Eliseo e Casa Bianca che resta delicato. Sarkozy vuole guadagnare tutto il possibile - dicono molti osservatori in Francia - dall'amicizia con Obama, ma la sua forte personalità soffre l'ombra del carismatico, giovane e dinamico presidente. Ha sfoderato il suo sorriso soltanto alla fine della conferenza stampa congiunta, quando ha dichiarato - a proposito della evidente distanza di opinioni sull'adesione della Turchia all'Unione europea - "lasciateci almeno questa divergenza".

Poco prima, aveva definito "molto importante" il discorso di Obama al Cairo, sottoscrivendolo in toto, compresa la questione del velo. Ci ha aggiunto però due limiti francesi, dovuti alla "laicità": non lo possono indossare le funzionarie allo sportello e le ragazze "costrette dai familiari o dal loro ambiente contro la loro volontà". Ed ha sorvolato, più o meno volontariamente, sul caso più evidente, quello delle ragazze che vorrebbero indossarlo a scuola ma non possono farlo perché la legge francese glielo vieta.

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