Economia

Fiat-Chrysler. Per il Wall Street Journal la casa torinese è equivoca

06-06-2009

ROMAL'amministrazione Obama avrebbe chiuso troppo in fretta il dossier Chrysler. Forzando i tempi della sua vendita a un partner - la Fiat - dal comportamento "equivoco", che non ha voluto sborsare contanti né fornire sufficienti rassicurazioni sul proprio stato di salute finanziaria. L'accusa viene dal Wall Street Journal. Giusto venerdì la corte d'appello statunitense ha respinto il ricorso dei creditori contro le nozze Fiat-Chrysler, dando il suo via libera ma fissando alle 16 di lunedì la scadenza entro cui è possibile un eventuale ricorso alla Corte Suprema.

Il quotidiano newyorchese, noto per le critiche sferzanti all'interventismo dell'amministrazione Obama nel settore privato, cita una serie di email messe agli atti nella causa promossa dai fondi pensione dell'Indiana contro la vendita a Fiat. Messaggi intercorsi fra i vertici delle due aziende, gli esponenti del Tesoro e gli adviser. Questi ultimi - scrive il Wsj - avrebbero continuato a ritenere "la migliore alternativa" una fusione con la concorrente General Motors, come scrive Robert Manzo, uno degli advisor di Chrysler, in una email del 14 aprile. Cioé a pochi giorni dalla scadenza del 30 aprile imposta a Chrysler dal governo Usa per trovarsi un partner o fallire.

Dai messaggi, scritti fra metà marzo e l'inizio di aprile, emergono dubbi su Fiat, poi fugati, sia da parte del Tesoro che di Chrysler. "Le email mostrano che Fiat cercò di cambiare i termini del contratto fino all'ultimo durante i negoziati", scrive il Wsj. Un consulente di Chrysler - riporta il Wsj - avrebbe detto a proposito dell'alleanza con Fiat che il Tesoro e Chrysler sembravano voler "andare a letto con un partner equivoco".

Un team di consulenti inviato a Torino avrebbe scritto il 14 marzo, a proposito di Fiat, che "non è possibile svolgere alcun esame contabile e legale".

Fiat ha facoltà di tirarsi indietro dall'accordo con Chrysler se non si chiuderà entro il 15 giugno: proprio per questo il contenzioso legale con i creditori sta procedendo a passi spediti. L'accordo è stato annunciato il 30 aprile scorso dal presidente Obama, che ha garantito un prestito a Chrysler da 12 miliardi di dollari. Lo stesso giorno la casa automobilistica ha chiesto la protezione dai creditori.

Fra le preoccupazioni di Washington c'era anche quella - testimoniata da una email dell'amministratore delegato di Chrysler Bob Nardelli, riportata dal Wsj - di un possibile "impatto negativo" dello sbarco di Fiat negli Usa su Ford e Gm. Tutti dubbi che sembrano essere stati messi da parte. Fiat - scrive il Wsj - ha detto di aver "fornito pieno accesso a tutte le informazioni rilevanti per la due diligence".

Anche Chrysler ha sciolto ogni riserva, e il Tesoro spiega di aver fugato ogni dubbio nella settimana conclusiva, quando Fiat ha dato rassicurazioni sulla condivisione di tecnologie con Chrysler, e sui suoi conti, al punto di "convincere il Tesoro che l'azienda non solo è stabile, ma forte". Resta da vedere se le carte avranno qualche influenza sull'eventuale appello alla Corte Suprema.

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