Economia

Marchionne a Palazzo Chigi. La Fiat ha radici italiane. Difendere l'occupazione: una sfida difficile

19-06-2009

ROMA. Fiat ha accettato la sfida della crisi, anche oltreoceano conquistando Chrysler. Ma per difendere produzione e occupazione in Italia bisogna "unire gli sforzi", lavorare fianco a fianco: azienda, governo, sindacati e regioni.
E' un messaggio chiaro quello che l'a.d. del Lingotto ha lanciato aprendo il confronto a palazzo Chigi sul futuro degli stabilimenti italiani: per Sergio Marchionne difendere l'occupazione non è facile, ma se ognuno si assume "la propria parte di responsabilità e di impegno potremo evitare scelte dolorose e potremo costruire qualcosa di più solido e duraturo".
E', dice, "una sfida alla nostra portata". "Tutti gli sforzi che Fiat ha fatto, a livello gestionale, industriale ed economico, non sono più sufficienti", avverte il Lingotto. Ed oggi, di fronte alla "crisi globale del settore auto c'é la necessità di una razionalizzazione per contrastare una sovracapacità produttiva cronica".
Per Sergio Marchionne "mantenere gli equilibri occupazionali di fronte all'emergenza che stiamo vivendo nei mercati non è un compito facile". Fiat si è rimboccata le maniche: "Stiamo affrontando la crisi con tutte le nostre forze, stiamo facendo il possibile per superarla".
Ma serve altro: "Adesso è arrivato il momento di prendere coscienza che i traguardi non si raggiungono da soli".
La ricetta che l'amministratore delegato di Fiat ha messo sul tavolo di Palazzo Chigi - aprendo così il confronto con governo, sindacati e regioni - prevede una ristrutturazione della produzione, taglio rigoroso dei costi, utilizzo degli strumenti di flessibilità del lavoro. Ma la Fiat ha anche bisogno - dice il manager al governo - di poter contare sul sostegno alla domanda degli ecoincentivi a livello europeo e sulla cassa integrazione per gestire "senza traumi" stop temporanei della produzione e riorganizzazione.
Ai sindacati l'invito ad essere "consapevoli che azioni di conflitto immotivate portano solo danni perché non fanno altro che regalare occasioni d'oro alla concorrenza". Marchionne ha illustrato scenari e strategie a breve.
Nubi sul futuro dello stabilimento siciliano di Termini Imerese: produrrà la Ypsilon con motori euro 5 fino al 2011, poi addio alle auto per mantenere "una presenza industriale con produzioni diverse da quella automobilistica". Tra le ipotesi la possibiità che a Termini Imerese si produca componentistica, per forniture destinate non esclusivamente al gruppo Fiat, ma la riconversione potrebbe anche puntare a produzioni fuori dal core business del Lingotto.
A Pomigliano d'Arco, in Campania, è confermata la produzione delle Alfa 147 e Gt al 2010, ed anche oltre dell'Alfa 159 con motori euro 5. Mentre è prevista la "successiva assegnazione di una nuova piattaforma per uno o più modelli": un segnale potrebbe anche essere letto nell'ottica del percorso di internazionaliz-zazione del gruppo. Per gli altri stabilimenti italiani non sono invece previste modifiche dei progetti sulla produzione. Soffre, intento, il settore delle macchine agricole e per l'edilizia. Per il marchio Cnh è in arrivo "una razionalizzazione degli attuali siti produtivi e la definizione di un piano per la gestione dei lavoratori in esubero".
Da Marchionne "un quadro realistico della situazione", ma anche garanzie e segnali di fiducia. "Non si può immaginare una Fiat senza forti radici in Italia", ha assicurato: "Fiat fa parte di questo Paese, è un pezzo importante della sua storia e vogliamo che resti un pezzo importante del suo futuro".