Scienza Individuato un meccanismo che potrebbe curare gravi malattie. Le spazzine del cervello
ROMA. Spazzare via i "rifiuti" che si accumulano nelle cellule potenziando l'attività delle squadre di "spazzini". È partendo da questa intuizione che Andrea Ballabio, direttore dell'Istituto Telethon di genetica e medicina (TIGEM) di Napoli, ha scoperto il meccanismo biologico che apre le porte alla cura di alcune tra le più gravi malattie neurodegenerative, ad oggi senza terapia, come morbo di Parkinson, Alzheimer e Corea di Huntington.
Una scoperta che segna una svolta, tanto da essere pubblicata sulla prestigiosa rivista Science. E per presentarla, Telethon ha organizzato ieri una videoconferenza in contemporanea in tre città: Roma, Napoli e Milano. Niente autocelebrazioni, hanno subito affermato i ricercatori, come sarebbe piaciuto e come era nello stile della fondatrice di Telethon Susanna Agnelli, scomparsa lo scorso maggio. Ma la soddisfazione è evidente.
La storica presentatrice della maratona "Tv per Telethon", Milly Carlucci, intervenuta da Napoli, ha ricordato come proprio la generosità degli italiani abbia reso possibile questo primo traguardo. Il Rettore dell'Università Federico II di Napoli (presso la quale Ballabio è ordinario di genetica medica) Guido Trombetti ha commentato : "È una giornata di festa. Finalmente si parlerà di Napoli per una grande scoperta e non solo per aspetti negativi".
Ma la soddisfazione maggiore è quella di Ballabio, a capo del progetto di ricerca, e dei suoi collaboratori. La chiave, che in futuro potrebbe portare a terapie per arrestare malattie neurodegenerative oggi incurabili, sta, spiega, proprio in questo meccanismo molecolare prima d'ora ignoto, ovvero il sistema che regola lo smaltimento dei rifiuti delle cellule. I ricercatori hanno cioè visto che l'accumulo di sostanze tossiche nelle cellule è alla base dell'insorgenza di varie malattie neurodegenerative.
Era noto che nelle cellule ci siano degli "spazzini", le molecole note come lisosomi, che hanno appunto il compito di ripulirle. Ma quello che non si sapeva, e che Ballabio ed i suoi collaboratori hanno scoperto, è che dietro l'attività degli "spazzini" c'è un "super-gene", il Tfeb, che funge da "direttore d'orchestra" ed è capace di potenziare l'efficacia dei lisosomi e l'attività degradativa delle cellule.
La svolta è arrivata quando gli scianziati hanno osservato che aumentando i livelli di Tfeb, aumenta non solo la produzione di lisosomi ma anche la degradazione delle sostanze tossiche presenti nella cellula e che causano le patologie. Lo si è visto chiaramente per la Corea di Huntington: fornendo Tfeb, la proteina tossica che ne è la causa veniva eliminata dalle cellule. E lo stesso principio, afferma Ballabio, "pensiamo sia valido anche per le altre malattie neurodegenerative a partire da Parkinson e Alzheimer, poiché anch'esse sono dovute all'accumulo di sostanze tossiche nelle cellule".
La strada però è ancora lunga, precisa l'esperto: verrà ora avviata la sperimentazione sui topolini di laboratorio e poi, se tutto andrà bene, la sperimentazione clinica sull'uomo fra 3-5 anni. Ma certo la prima pietra è stata posta per poter arrivare, nel prossimo futuro, a sconfiggere alcuni dei grandi mali della nostra epoca: primi fra tutti il Parkinson, che solo in Italia conta oggi 400mila malati ed oltre un milione in Europa, e l'Alzheimer, che registra 26 milioni di persone colpite al mondo, 6,5 milioni in Europa e circa mezzo milione in Italia.
Un team quasi tutto rosa
NAPOLI. Ha la voce commossa quando in videoconferenza da Napoli dedica la sua scoperta, che ha conquistato le pagine della prestigiosa rivista Science, ad una "grande donna", la fondatrice di Telethon Susanna Agnelli scomparsa lo scorso maggio. Andrea Ballabio, direttore dell'Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli, ha svelato il meccanismo biologico che apre la strada alla cura di malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer.
Cinquantadue anni, dei quali vari trascorsi in Inghilterra e Stati Uniti, Ballabio dirige oggi il Tigem, dove oltre 170 ricercatori (di cui il 60% donne, età media 35 anni) lavorano su un'area di 2300 mq. Ha al suo attivo più di 240 pubblicazioni su riviste internazionali e nel 2007 è stato nominato Commendatore della Repubblica italiana dal presidente Giorgio Napolitano. Ma certo, "arrivare" su Science è una di quelle soddisfazione che un ricercatore, dice, non può dimenticare.
La scoperta, spiega, parte da un'intuizione: fare luce sul meccanismo che presiede allo smaltimento dei "rifiuti", ovvero delle sostanze tossiche prodotte con il metabolismo, che si accumulano nelle cellule. Se tali sostanze tossiche non vengono eliminate, sono alla base di varie malattie neurodegenerative: "La svolta - chiarisce Ballabio - è aver scoperto che nelle cellule c'è una cabina di regia che dirige e potenzia l'attività degli ‘spazzini' cellulari, i lisosomi; si tratta del gene Tfeb, che se è attivo aumenta l'eliminazione dei ‘rifiuti', ovvero delle sostanze che sono alla base di malattie neurodegenerative".
Una scoperta che apre a grandi speranze: il passo successivo sarà la sperimentazione in vivo sui topi di laboratorio e poi si passerà ai trial clinici sull'uomo (tra 3-5 anni). La strada certo, avverte l'esperto, non è breve, "ma i tempi potrebbero accorciarsi se scoprissimo che farmaci già esistenti hanno anche un effetto sul sistema legato a Tfeb".
Agendo su questo meccanismo, dunque, si arriverebbe ad arrestare il decorso della malattia a partire dai primi sintomi. E c'è un altro aspetto importante, aggiunge: "Tale approccio terapeutico è polivalente, poiché pensiamo sia valido non per una ma per tante malattie neurodegenerative, tutte causate dall'accumulo di sostanze tossiche nelle cellule, a partire appunto da Parkinson e Alzheimer".
Insomma, una scoperta di "svolta". Che Ballabio commenta anche con una battuta: "Curioso che proprio a Napoli abbiamo scoperto un meccanismo per lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di rifiuti cellulari, ma speriamo che ciò sia di buon auspicio anche per lo smaltimento dei rifiuti urbani".
È dunque la scoperta più importante della sua carriera? "Per i ricercatori - risponde Ballabio - le scoperte sono come i figli, quindi per forza di cose tutte uguali; ma questa - dice - ha un sapore ed un'emozione particolari, perché si tratta di un meccanismo finora sconosciuto e che può aprire la strada alla cura di tante malattie gravi e ad oggi senza terapie risolutive". Ebbene sì, ammette, "questa scoperta è ... come dire? Un figlio un po' speciale".
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