Strage a Viareggio. Esplosione alla stazione
Una vampata mortale e improvvisa per l'esplosione della nube di gpl ha carbonizzato di colpo almeno 14 persone e ustionato gravemente altre 36, mentre la stazione andava semidistrutta, interi condomini erano spazzati via e una strada ora non esiste più: dalla mezzanotte scorsa Viareggio, come raccontano alcuni soccorritori, "è una piccola Pompei", con una lunga fila di cadaveri all'obitorio dell'ospedale di cui non si sa ancora il nome e le cui forme plastiche evocano la terribile eruzione del Vesuvio
VIAREGGIO.. In fila per essere identificati da una commissione medico legale insediatasi appositamente ci sono tutti. C'è il conducente di un motorino che le fiamme hanno intrappolato al semaforo restituendolo in quella posizione, di centauro in sella al suo veicolo. C'è il bambino di quattro anni che si rannicchia istintivamente nell'auto dei genitori mentre le fiamme improvvise lo raggiungono. Gente seduta che prendeva il fresco in terrazza, o impegnata nell'atto di semplici gesti quotidiani. Ci sono anche degli stranieri tra le persone morte in stazione e dargli un nome sarà ancora più complicato che per gli italiani. Ci si attacca a un dettaglio, come il luogo di ritrovamento o un monile.
La ricerca di parenti o amici dispersi è scattata subito mentre ancora le fiamme coloravano di un macabro arancio la notte e i fumi tossici sprigionatisi nell'incendio hanno intriso di veleno la brezza del mare. Meta di questo pellegrinaggio, l'ospedale. Qui c'è Hamza, 16 anni del Nord Africa, morto al pronto soccorso dopo aver provato a portare in salvo la sorellina di due anni: è svenuto sul pavimento di casa, poi è morto asfissiato. Più tardi una sorella più grande lo ha riconosciuto in ospedale grazie ad una catenina. "Apocalisse" o "sembra un bombardamento al napalm", sono frasi sentite, in mezzo allo strazio. Ma c'è chi parla di "destino infame" pensando a chi in via Ponchielli o via Burlamacchi in quel frangente transitava e basta, di ritorno da una passeggiata, oppure perché ci abitava semplicemente, come le due trentenni del numero civico 20. Vivevano a piani diversi, ora sono corpi irriconoscibili.
Il macabro rebus dell'identificazione ha coinvolto non solo i morti ma anche i feriti. I parenti li hanno cercati setacciando il pronto soccorso e i reparti. Molti sono stati trasferiti in altri ospedali. Al Versilia sono ricoverati anche il padre e il figlio protagonisti di una delle poche vicende a lieto fine della tragedia. Per sfuggire al fuoco il babbo ha abbracciato il bambino di otto anni e con lui si è gettato nel vuoto da una tettoia alta alcuni metri. Il bimbo ha un taglio e qualche contusione, il padre è stato operato d'urgenza al torace per un trauma da caduta. Se la caveranno entrambi e ne è valsa la pena saltare giù, così come hanno fatto anche altri calandosi da terrazzi.
Non ce la poteva fare da solo, invece, un disabile malato di Sla: le fiamme lo hanno lambito aggravandone le condizioni fisiche, ma in ospedale ci è arrivato lo stesso e ora serve sperare. Nell'emergenza sanitaria non si sono risparmiati volontari, medici e infermieri. Dopo ore di tensione, in parecchi sono scoppiati in pianto a dirotto, a dimostrazione che lucidità e tensione emotiva hanno coesistito - come hanno evidenziato i vertici della Asl più volte - in una macchina del soccorso "encomiabile" che ha retto botta all'emergenza per sei ore di fila di vera crisi, fino a ritornare gradatamente a livelli ordinari. Un miracolo pianificato in una tragedia inattesa.
Omicidio di Fragalà. Spunta la pista mafiosa
09-03-2010












