Strage di Viareggio/L'ennesima tragedia che trova l'Italia impreparata. Ritardi cronici e norme vecchie
In attesa che la magistratura accerti se la tragedia di Viareggio era una tragedia annunciata, già qualche conclusione si può anticipare sul disastro del treno merci che ha causato la morte di quattordici innocenti, una trentina di feriti gravi, quattro dispersi e più di mille sfollati. In altre e dolorose parole: ha causato una strage.
La prima considerazione l'ha fa proprio l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, secondo il quale non ci sarebbero errori dei macchinisti.
La seconda riflessione discende dalla mancanza del "fattore umano": se gli uomini alla guida del treno merci carico di gpl, cioè di gas, non hanno sbagliato, a cedere sarebbe stata la struttura. Un asse, pare, si sarebbe spezzato nel primo carro.
Ma questi vagoni -ecco un'altra valutazione che si può fare subito, senza attendere l'inchiesta giudiziaria-, avrebbero immatricolazioni delle ferrovie polacche e tedesche. A una società viennese, per esempio, apparterrebbe il primo carro, secondo Moretti. Società estere tenute a rispettare le norme di sicurezza dell'Unione europea; oltre che a sottostare ai controlli di routine per chi trasporta materiale tanto pericoloso. Era tutto in regola? Solo l'indagine risponderà. Speriamo il più presto possibile, e senza guardare in faccia a nessuno.
Dunque, per una volta la tentazione potrebbe essere quella di ridurre il tutto a drammatica fatalità, e magari a concentrare l'accertamento della verità e le critiche soprattutto oltre frontiera. Tanto più che, secondo i dati forniti delle nostre Ferrovie, i treni italiani si sono finora dimostrati i più sicuri d'Europa in confronto con l'analoga rete di comunicazione nei principali Paesi con cui dobbiamo confrontarci. Ma, ciò premesso, siamo sempre e di nuovo lì. Siamo ancora all'evento catastrofico (si vedrà se e quanto prevedibile), che mette improvvisamente a nudo le difficoltà del sistema più popolare del trasporto pubblico in Italia. E così i sindacati ricordano che spesso è vecchio il materiale utilizzato in questo settore. Chi frequenta certi treni regionali non farà fatica a confermare l'urgenza del rinnovamento dei vagoni, perfino, e la necessità di migliorare l'intera rete dei binari, specie al Sud.
Ma il dogma della sicurezza non può che ispirare quello della modernità. Quanto maggiore sarà la velocità e la comodità dei super-treni in parte già attivi, in parte da venire, tanto più essi dovranno garantire i viaggi super-sicuri degli utenti. E la questione dei treni-merci, come purtroppo abbiamo appena constatato, anch'essa deve attenersi alla regola imprescindibile. In particolare se si pensa che il dibattito del futuro è quello di spostare "su rotaia" proprio quelle merci oggi in balia dei Tir sulle strade. Bisognerà avere la legislazione più rigorosa possibile al riguardo.
E se anche la normativa europea si rivelasse carente o superata? Semplice: la si cambi. L'Italia ha tutti gli strumenti, sia a Bruxelles, sia nel Parlamento di Roma per pretendere e, se del caso, imporre criteri ferrei sul tema.
In realtà, questa tragedia segnala, fra altre cose, il ritardo con cui nel nostro Paese si discute e si agisce, sempre e solo sull'onda delle tragiche emergenze, di fronte a problemi strategici tanto importanti. Come cambiare l'antiquato sistema nazionale di trasporto: è un impegno duraturo che deve vedere tutti -politici, dirigenti delle ferrovie, sindacati- dalla stessa parte.
Anche nel chiedere alla magistratura di far valere con vigore il principio della responsabilità, per mai più assistere all'inimmaginabile, all'inaccettabile: il treno che esplode, a Viareggio.
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