La tragedia di Viareggio/Serve chiarezza per evitare altri casi del genere Il destino non c'entra
E' da sottolineare con favore che le forze politiche, soprattutto quelle di maggior peso, non abbiano tentato sulla tragedia di Viareggio, inopportune strumentalizzazioni. Ma ciò non può in alcun modo voler dire che, su quel che è accaduto, non si debba indagare a fondo per individuare carenze, responsabilità, manchevolezze anche perché quello di Viareggio è l'ultimo e più drammatico episodio di una serie di incidenti ferroviari verificatisi nell'arco dell'ultimo mese.
Il 19 maggio due vagoni terminali di un treno merci sono deragliati nella stazione di Sesto Calende in provincia di Varese; il 31 maggio sulla linea veloce Roma-Firenze, per un incidente sulla linea aerea il traffico è rimasto bloccato per quattro ore; il 6 giugno, a causa della rottura di un pantografo in una galleria tra Bologna e Firenze la linea dell'alta velocità è rimasta bloccata per molte ore; il 22 giugno un vagone merci è deragliato nel tratto tra Bologna e Firenze dividendo l'Italia in due e bloccando per ore il traffico. Ora il dramma di Viareggio.
Con buona pace dell'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, l'ingegner Mauro Moretti, il quale, statistiche alla mano, ha tenuto a ribadire, ancora ieri, che i treni italiani sono, per sicurezza, al primo posto in Europa, è chiaro che c'è qualcosa che non va e cui occorre porre rimedio in tempi quanto più possibile rapidi.
Ed è su questa indagine e sulla individuazione della soluzione più utile per le necessarie misure di sicurezza che è ora necessario che tutte le forze responsabili concentrino la loro attenzione.
Ha detto Beniamino Deidda, procuratore della Repubblica di Lucca, considerato uno dei magistrati italiani più esperti in materia di sicurezza del lavoro, che "questo incidente non è frutto del caso, ma di precise azioni ed omissioni che saranno attentamente vagliate"
Ecco perché crediamo di poter dire che, di fronte a quella che non può non essere definita come una vera e propria "emergenza-ferrovie", due cose sono assolutamente da evitare: la tecnica dello scaricabarile e la ricerca di alibi. Purtroppo, in queste ore, ci sembra che le parti stiano esercitandosi proprio in queste inopportune pratiche.
Dice l'amministratore delegato delle Ferrovie che occorre guardare alla normativa europea (che va aggiornata ogni due anni ed è scaduta proprio il 30 giugno scorso) per cambiarla ed eventualmente migliorarla. Ed inoltre tiene a precisare che i vagoni della tragedia viareggina sono costruiti da una società straniera, la Gatx che sarebbe responsabile di una eventuale manutenzione imperfetta. Ma la Gatx replica che, una volta affittato il vagone, la sua gestione e manutenzione ricadono sulla responsabilità di chi lo affitta.
Hanno ragione e torto entrambi perché è certamente vero che la Gatx tende a guadagnare il massimo dall'affitto dei suoi vagoni facendoli viaggiare ventiquattro ore su ventiquattro il che li rende in effetti poco sicuri (l'Italia proporrà in sede comunitaria, giustamente, che la revisione non sia fatta a tempo, ma a seconda dei chilometri compiuti), ma è altrettanto vero, come sostiene ancora il procuratore di Lucca che "tutto ciò che circola sulla rete ferroviaria italiana inevitabilmente investe la responsabilità di Trenitalia".
Dunque la Gatx è responsabile di affittare vagoni probabilmente usurati (sembra accertato che a provocare il disastro sarebbe stata la rottura di un asse arrugginito), ma è altrettanto vero che le Ferrovie italiane hanno il dovere di controllare i vagoni che circolano sul proprio territorio.
Ma questo scaricabarile non giova all'accertamento delle responsabilità. Né a questo fine giovano le polemiche tra il vertice di Trenitalia, arroccato nella propria difesa e i sindacati di categoria i quali lamentano l'inadeguatezza dei controlli e degli investimenti in manutenzione.
Insomma c'è bisogno da parte di tutti di non perdersi nel proprio "particolare" e di non rifugiarsi dietro il destino cinico e baro che renderebbe inevitabili incidenti di questo tipo. Non è vero che siano inevitabili, ma per evitarli non servono, lo ripetiamo, né lo scaricabarile, né l'affannosa ricerca di alibi.
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