Gli interrogatori di Saddam. Le armi di distruzione di massa erano un bluff
WASHINGTON. Saddam Hussein temeva un attacco dall'Iran, non dagli Stati Uniti, con cui anzi pensava di stabilire un'alleanza militare. Quando rifiutò le ispezioni dell'Onu, facendo credere al mondo di avere armi di distruzioni di massa, fece un clamoroso bluff proprio per non sembrare vulnerabile agli occhi di Teheran. E Bin Laden, non solo non l'aveva mai incontrato, ma lo ha definito "un fanatico".
E' quanto pubblica in prima pagina il Washington Post citando alcuni stralci dei 20 interrogatori a cui fu sottoposto l'ex Rais dagli agenti dell'Fbi, tra il 7 febbraio e il 1 maggio 2004, prima di essere trasferito in Iraq, dove venne processato e infine giustiziato nel dicembre del 2006.
Da questi colloqui emerge la preoccupazione del dittatore di difendere il suo paese dal nemico di sempre, quella repubblica islamica in mano agli ayatollah, bollati come "leader fanatici", contro cui ha combattuto trent'anni fa una sanguinosa guerra durata 8 anni. Agli investigatori, Saddam spiegò di temere, all'epoca, una nuova invasione delle truppe iraniane nel sud dell'Iraq, in larghissima parte sciita.
E' fu per sventare questa minaccia, che decise di non autorizzare le ispezioni dell'Onu, convinto che se avessero rivelato al mondo la verità, cioé che non possedeva le armi, sarebbe stato facile vittima delle mire espansioniste di Teheran. Per uno degli agenti che lo hanno interrogato,
Saddam era convinto che "gli altri paesi del Medio Oriente fossero molto deboli e non in grado di difendersi, nel caso di un attacco iraniano". Da queste carte trapela che Saddam non parlò al telefono più di due volte dal 1990 e difficilmente dormiva nello stesso posto due giorni di fila. Durante questi interrogatori ammise di aver dato personalmente l'ordine di lanciare i missili Scud contro Israele durante la prima guerra nel golfo nel 1991. Il punto più importante alla quale per mesi hanno puntato gli agenti è saperne di più sui suoi rapporti con Al Qaeda e Bin Laden, tuttavia senza successo.
Ogni sua risposta contraddiceva punto per punto la tesi in base alla quale l'amministrazione Bush giustificò agli occhi del mondo la guerra al suo paese e cioé che l'Iraq fosse la zona franca del terrorismo mondiale di matrice islamica. Da questi interrogatori emerge il profilo di un uomo certamente sanguinario, ma radicalmente "laico", estraneo, anzi nemico di ogni forma di estremismo religioso. Sull'argomento, sintetizza il giornale, Saddam affermava che nella storia ci saranno sempre conflitti tra leader politici e credenti nell'islam, tuttavia lui si definiva sempre "un credente, ma non un fanatico". In un interrogatorio disse con chiarezza che a suo giudizio "non si dovrebbe mai mescolare il governo con la religione".
Quanto a Bin Laden, ha sempre ribadito, anche quando il suo destino era ormai segnato, di non "averlo mai incontrato" e di "non condividere il suo credo e la sua prospettiva".
Ma i Feds insistevano. Così gli ricordavano le ragioni per cui avrebbe dovuto collaborare con Al Qaeds, visto che avevano Israele e Arabia Saudita come nemici comuni.
Ma Saddam, scrive il Post, anche quella volta replicò pacato. Gli Stati Uniti, disse prima di essere impiccato, non li considerava suoi nemici: semplicemente non ne condivideva le scelte politiche.
La mia amica del cuore è troppo criticona
01-02-2010
26-01-2010










