Il colonnello Cieri: "È stato l'11 settembre italiano". Nassiriya/Richiesti 300 testi al processo
ROMA. Un cratere "largo otto metri, brandelli di corpi dovunque, una scena devastante": la strage di Nassiriya "é stata l'11 settembre italiano", dice il colonnello dei carabinieri Luigi Arnaldo Cieri, davanti al tribunale militare di Roma presieduto da Agostino Quistelli.
Cieri, all'epoca capo della sezione anticrimine del Ros di Roma, delegato alle indagini, è stato il primo di una lunga lista di testimoni - le parti ne hanno richiesti circa 300, ma il tribunale si è riservato di decidere volta per volta - del processo al colonnello dell'Arma Georg Di Pauli. L'ufficiale è accusato di non aver adottato tutte le misure di sicurezza necessarie alla difesa di Base Maestrale, il quartier generale dei Carabinieri devastato dall'attentato suicida del 12 novembre 2003, nel quale morirono 19 italiani (12 militari dell'Arma, cinque dell'Esercito, due civili) e "otto cittadini iracheni", ha precisato oggi Cieri, "tra cui due bambini".
Di Pauli, comandante del reggimento Carabinieri che aveva una delle sue sedi proprio a Base Maestrale, venne rinviato a giudizio lo scorso 20 dicembre per il reato di "distruzione colposa di opere militari". Lo stesso giorno il Gup militare condannò a due anni di reclusione il generale Bruno Stano e assolse il generale Vincenzo Lops, entrambi dell'Esercito, i due comandanti della missione Antica Babilonia che si erano avvicendati in Iraq. Tutti e tre erano accusati, da un lato, di non aver innalzato la protezione della base nonostante le notizie "sempre più crescenti, dettagliate e diffuse" di imminenti attentati; dall'altro, di aver sottovalutato il "livello di rischio connesso alla minaccia concretamente esistente" di attacchi con mezzi carichi di esplosivo.
Il colonnello Cieri ha ricostruito la dinamica dell'attentato, affermando tra l'altro che l'autocisterna carica di esplosivo con a bordo i due attentatori suicidi proveniva da uno dei ponti sull'Eufrate ed è riuscita a raggiungere senza difficoltà l'ingresso della base, dove è saltata in aria. Il terrorista seduto vicino a quello che guidava, ha spiegato Cieri, ha esploso delle raffiche di kalashnikov, "per garantirsi la riuscita dell'azione" e uno dei carabinieri di guardia ha risposto al fuoco, ma questo non è servito a impedire che il camion travolgesse la sbarra del passo carraio ed esplodesse (non è stato mai accertato in che modo), così come non sono servite le protezioni esistenti.
Del resto, ha detto in aula il difensore dell'Avvo-catura dello Stato, responsabile civile, citando un suo consulente, "sarebbe servito un muro di cemento alto otto metri e largo altrettanto": per questo, a suo avviso, il colonnello Di Pauli dovrebbe essere assolto in quanto le conseguenze dell'attentato non potevano essere in alcun modo evitate. Riguardo a un altro aspetto cruciale dell'inchiesta, vale a dire i numerosi allarmi che sarebbero stati sottovalutati, il colonnello Cieri ha detto che, per quanto gli risulta, "non ci sono state indicazioni specifiche di attentati che si stavano preparando". Segnalazioni di questo tipo sono state raccolte dagli stessi carabinieri presenti a Nassiriya, "ma dopo l'attentato, non prima". All'udienza di ieri erano presenti alcuni familiari delle vittime, che si sono costituiti parti civili. Il processo, che si prevede di non breve durata, è stato rinviato.
Spazio. Pronto il cacciatore di antimateria
26-08-2010












