Sicurezza. Bagarre al Senato. La lega esalta
ROMA. All'inizio l'Aula del Senato è semideserta. Vuoti soprattutto i banchi del centrodestra. Poi, piano piano, mentre va avanti il confronto sul ddl sicurezza, si riempie. Proprio quando prendono la parola i senatori della maggioranza. Il primo a intervenire per la dichiarazione di voto è il capogruppo dell'Udc Giampiero D'Alia. A lui il provvedimento non piace. E il tono è duro come quando chiede ai colleghi di Lega e Pdl se il "salto" che si prefiggeva di fare questo governo fosse per caso quello del passaggio dalle "camicie nere a quelle verdi". Ironizzando sulle ronde. E ancora: "State smantellando lo Stato di diritto", "Vergognatevi soprattutto per il futuro che state assicurando ai bambini immigrati", un futuro "senza diritti".
Poi è la volta del presidente dei senatori Idv Felice Belisario. Anche lui boccia il testo che ribattezza "sull' insicurezza" e critica governo e maggioranza per tutte le leggi fatte finora che hanno avuto come unico obiettivo quello di "salvare il presidente del Consiglio". Ai banchi del governo ci sono solo due ministri: i leghisti Roberto Calderoli e Luca Zaia. Anche il Guardasigilli Angelino Alfano fa il suo ingresso in Aula, ma viene prontamente bloccato dal presidente della commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini con il quale si intrattiene a lungo. Intanto continua l'affondo di Belisario che vede tra le conseguenze anche "il proliferare di rondisti in cerca di padroni politici".
Tocca al capogruppo della Lega Federico Bricolo spezzare una lancia in favore del ddl che avrà il merito di "imporre uno stop al buonismo di Stato". E lo fa salutando prima di tutto, i ministri della Lega che nel frattempo sono diventati tre: oltre a Calderoli e Zaia è arrivato anche quello dell'Interno Roberto Maroni. Loro ricambiano sorridendo e applaudendolo. Bricolo ricorda i meriti del suo partito (che tra l'altro "ha inserito il permesso di soggiorno a punti"); ringrazia Maroni ("l'unico riuscito a fare i respingimenti"); rifiuta ogni accusa di razzismo e ribadisce come questo testo limiterà "l'ingresso a casa nostra degli stranieri" dei quali in Italia non si sente "bisogno".
"Meno stranieri arriveranno - afferma Bricolo rispondendo a Confindustria - meglio sarà perché in Italia non c'è bisogno di manodopera straniera".
Quando prende la parola il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, i banchi del governo sono al gran completo. Hanno preso posto anche Alfano, Sandro Bondi, Elio Vito e Maurizio Sacconi. Quello della Finocchiaro è un "j'accuse" pesante. Prima di tutto se la prende con la maggioranza, che "ha messo la fiducia per mancanza di fiducia" visto che sul tema è divisa. Poi definisce l'intero testo come un "pugno sul tavolo" sbattuto dalla Lega solo per salvare la sua immagine al Nord. Pur trattandosi di un ddl senza "reale significato". Quindi, ne elenca i difetti e attacca Lega e Pdl che non si sono "mai mostrati particolarmente sensibili a valori umani e diritti costituzionali". "Voi - li accusa - volete fare degli immigrati che vivono in Italia degli invisibili". Ma anche questo non avrà senso perché "loro continueranno a esistere" magari in clandestinità e fuori dal controllo sanitario e delle forze dell'ordine.
A rispondere alla Finocchiaro è il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri che, urlando verso l'opposizione, respinge ogni critica. I senatori della Lega, che hanno contestato Finocchiaro emettendo persistenti "buuh!", ora ridono e battono le mani. E contenti sono anche i ministri. Soprattutto Maroni che, non appena Gasparri ricorda come l'opposizione stia per votare contro le norme antimafia contenute nel ddl ("quelle volute da Falcone"), si spertica in applausi allungando più volte le braccia in segno di approvazione.
Rosi Mauro che ha scherzato più volte con Bricolo dandogli sonore pacche sulle spalle, alla fine si alza in piedi e dopo il voto 'fa squadra' con gli altri senatori del Carroccio per la foto di rito con tanto di mani alzate in segno di vittoria. I senatori dell'Idv invece alzano cartelli. "Clandestini siete voi" e "Governo: clandestini di diritto".
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