Intercettazioni. Il ddl slitta
ROMA. Il ddl intercettazioni pone "finalmente un argine" allo sbattere "in prima pagina" chi magari non c'entra niente con le indagini. Il presidente del Senato Renato Schifani, nonostante i dubbi e le contrarietà che il testo del governo suscita in esponenti dell'opposizione e magistrati, prende posizione e difende la riforma delle intercettazioni all'esame della commissione Giustizia di Palazzo Madama. Secondo Schifani, infatti, va tutelato il diritto "di una persona estranea al processo, sia essa personaggio pubblico o privato, a non vedersi sbattuta in prima pagina". E in questo senso, aggiunge, il ddl intercettazioni che "a breve" arriverà in Aula, ha posto "finalmente un argine vietando espressamente la trascrizione di parti di conversazione riguardanti fatti, circostanze e persone estranee alle indagini".
Se è vero che mercoledì il ddl è stato al centro dell'incontro tra Schifani e il capo dello Stato Giorgio Napolitano, la dichiarazione del presidente del Senato, si sostiene nell'opposizione, potrebbe essere letta come il segno che il centrodestra è intenzionato ad andare avanti per la propria strada senza cambiare neanche una virgola del testo. E "allo stato" (è il 'leit motiv' delle telefonate con autorevoli esponenti della maggioranza) l'ordine di scuderia è quello "che il ddl non si tocca". Poi cosa potrà succedere la prossima settimana "non si sa", ma per ora l'idea è quella di andare avanti. Senza ripensamenti.
L'unica cosa certa è che "allo stato" si prende tempo. La discussione generale sulla riforma, che si sarebbe dovuta concludere ieri, è stata rinviata a martedì. Insieme al termine per la presentazione degli emendamenti che scadrà sempre il 7, alle 20. Lo slittamento viene letto in modi diversi. C'è chi parla di un semplice ritardo tecnico, visto che la prossima settimana praticamente non ci saranno lavori d'Aula per l'impegno del G8. E c'è chi invece sostiene che alcune delle perplessità sollevate anche dal Quirinale avrebbero trovato ascolto. Cioé si starebbe pensando di ritoccare il testo anche se "solo per modifiche non sostanziali". Il che significa che il ddl potrebbe subire ritocchi con l'accordo del centrosinistra che, in cambio di certe limature, potrebbe accettare di garantire la corsia preferenziale per votare il ddl "in tempi rapidi".
A sostegno di questa tesi si portano due circostanze: prima di tutto il Pd non ha replicato (come invece aveva assicurato agli alleati di voler fare), alle dichiarazioni di Schifani. Almeno non con le prime file del partito. Secondo: Berlusconi potrebbe avere intenzione di venire incontro alle perplessità del Colle, come segno di distensione dopo l'invito di questi giorni di Giorgio Napolitano ad abbassare i toni del confronto politico in vista del G8. E la dichiarazione di "non interferenza" sulla Consulta, dopo le polemiche suscitate dalla cena tra il presidente del Consiglio, il Guardasigilli e i giudici costituzionali Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano. Ma "è davvero prematuro" sostenere ora che il testo cambierà, spiegano altri parlamentari Pdl; il termine per gli emendamenti scadrà la prossima settimana e nel frattempo "potrebbe succedere di tutto".
Contro la tesi di un possibile cambiamento delle norme c'è una diversa lettura dei fatti, che si basa sullo 'scambio' tra Lega e Pdl di sicurezza contro intercettazioni: il Carroccio ieri ha incassato il 'sì' alla sua 'legge-bandiera' e Berlusconi avrebbe dunque tutte le ragioni per insistere sulla riforma che più gli sta a cuore.












