La politica

PD. Appello di Veltroni. Serve una vocazione maggioritaria

03-07-2009


ROMA. Senza vocazione maggioritaria il Pd _ perso, ed _ persa l'Italia, che non potr_ mai sperare in un "lungo ciclo riformista": a lanciare l'appello a non far cadere la principale caratteristica del primo Pd _ stato proprio il suo ideatore, Walter Veltroni, in un convegno a due anni dal suo discorso programmatico del Lingotto. Convegno che indirettamente si _ contrapposto al programma di Bersani esposto mercoled_.
Veltroni ha spiegato che i mali dell'Italia derivano dal fatto che essa non ha mai avuto "un lungo ciclo riformista", come _ accaduto agli altri Paesi europei. "Questa _ la missione del Pd", e se non vi riesce allora esso stesso "_ una occasione persa".
"Non ho mai inteso la vocazione maggioritaria - ha quindi spiegato Veltroni riferendosi al discorso del Lingotto - come una solitudine arrogante e presuntuosa di raggiungere da solo il 51%. Il significato della vocazione maggioritaria _ che non basta un alleanza alternativa alla destra, ma un alleanza riformista; e per far questa serve un grande partito riformista".
L'ex segretario ha definito "paradossale"la discussione dentro al partito su questo tema: "Per me o c'_ la vocazione maggioritaria o non c'_ il Pd. Senza di essa si ridurrebbero le ambizioni: ci limiteremmo a voler sostituire Berlusconi anziché a governare il Paese".
Insomma, pur senza riferimenti espliciti, _ stata marcata la differenza rispetto all'impostazione di Bersani, che ieri ha delineato l'idea di una larga alleanza.
"Non riesco a pensare - ha detto Veltroni - un'alleanza che va da Paolo Ferrero all'Udc".
E anche Dario Franceschini, anch'egli presente in sala, in un'intervista a "La Nuova Ferrara", non si discosta da questa impostazione: "Chi ritiene che lo schema della sinistra e del centro distinti e alleati (magari col trattino) funzioni meglio, di fatto nega le ragioni fondative del Pd".
L'altra cesura sono le primarie per sceglier il segretario; primarie che Bersani ha detto di voler eliminare, e che sono state strenuamente difese da Veltroni e da quanti sono intervenuti dal palco, da Debora Serracchiani a Davide Sassoli, all'altro nome nuovo, Francesca Barracciu che ha attaccato l'idea di tornare a "un partito dei signori delle tessere". E Serracchiani, dopo le critiche dei dirigenti vicini a Bersani e di D'Almea, ha incassato il sostegno di quelli presenti al convegno.
Lo schema del congresso sembra avviarsi dunque verso questo bipolarismo Franceschini-Bersani, ma c'_ chi _ a disagio in questa situazione e punta ancora alla discesa in campo di un terzo contendente: come i Liberal di Enzo Bianco e Antonio Maccanico, che hanno espresso questo auspicio in una riunione. O i rutelliani che domani apriranno una due giorni. In una bozza di documento dell'area rutelliana che sar_ al centro dei lavori e che sar_ emendato dai vari interventi, si d_ una valutazione critica sui primi 20 mesi del Pd che "ha amministrato quanto ha ereditato e non innovato".
"Persino pi_ grave della perdita di milioni di voti - si legge nel documento - appare l'incapacit_ di presentarsi all'intera societ_ come alternativa credibile alla destra che intanto ha continuato a radicarsi".
Il testo boccia il ritorno all'Unione che era "ingovernabile", propone di "correggere la rotta" e rilancia l'idea di un Pd che deve "puntare al cuore e al centro della societ_", anche "uscendo dal recinto dell'opposizione a tutti i costi".