Pacchetto sicurezza/La svolta sull'immigrazione clandestina. Leggi buone e leggi cattive
Ora una legge c'è. Entrare clandestinamente in Italia è un reato, e soggiornarvi irregolarmente non sarà più permesso. Come nel resto del mondo. Si tratta di un provvedimento atteso da tempo dai cittadini che è passato al Senato con il voto di fiducia.
Non c'è bisogno di trionfalismi d'accompagnamento o di squilli di tromba. È una legge giusta anche se dolorosa. È una legge rigida e severa, criticabile per l'aspetto dell'istituzione delle ronde dei cittadini privati. Anzi su questo aspetto inaccettabile in una democrazia moderna.
E qualche perplessità desta anche la pena elevata a tre anni per chi insulta un pubblico ufficiale. In un'epoca dalla parola facile si tratta di un'esagerazione. Primo perché quando si ha un minimo di potere in mano ci si sente insultati con poco e si diventa arroganti con grande facilità; secondo perché spesso più che di insulti si tratta di reazioni d'insofferenza a norme vecchie o alla rigidità dei pubblici ufficiali. Una contestazione sulla validità di un parcheggio, di un timbro postale diventeranno questioni di guerra e intaseranno, insieme con le denunce degli immigrati irregolari, le aule giudiziarie.
È tutto sommato una legge che aiuterà a fare un po' di chiarezza su quello che l'Italia vuole davvero diventare in futuro. Si sostiene che la legge è una legge cattiva, impietosa, e che porterà - come ha affermato la Chiesa - molto dolore. Ma le leggi, si sa, non sono da sole buone o cattive. A fare la differenza e a farle diventare tali è la capacità o meno di interpretarle nel giusto modo da parte di chi è chiamato a farle rispettare. Elasticità nell'applicarle, buon senso, oggettività, controllo di ogni singolo aspetto collegato, fanno la bontà o meno di una legge.
Se interpretata nel giusto modo e con generosità anche l'immigrazione, anostro parere, ne trarrà giovamento. L'Italia è piena di lavoratori stranieri per bene che faticano e tirano su figli e famiglie con grande dignità e rispetto per il Paese che li ha accolti e che ha dato loro una possibilità di vita civile. Ma è anche un Paese dove sbandati e delinquenti rischiavano poco o nulla anche in presenza di gravi crimini e dove entrare, uscire, rientrare, essere espulsi e accompagnati alla frontiera e tornare il giorno dopo era diventato un gioco.
Spiace l'obbligo della denuncia dell'irregolare nei pronto soccorsi e una certa discriminazione di base che coinvolge i minori in controlli umilianti che marchiano gli animi. Ma certe ingiustizie potevano essere arginate politicamente già da molto tempo. Ognuno concorrendo con la propria sensibilità alla realizzazione di una legge di tale importanza.
Ma si sa, ormai, si fanno solo leggi con il concorso di una parte. L'altra alza i muri. E questo indipendentemente dall'alternanza al governo. Per cui i provvedimenti escono sempre sbilanciati. Speriamo che le cose, in tal senso, cambino.
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