Dal Mondo

Il presidente siriano Bashar al Assad

Siria-Usa. Assad invita Obama a Damasco

04-07-2009

BEIRUT. La "diplomazia dell'etere" per il Medio Oriente, avviata dal presidente Usa Barack Obama con i suoi discorsi teletrasmessi prima al popolo iraniano e poi, più di recente, al mondo arabo-islamico, è stata nelle ultime ore rilanciata dal presidente siriano Bashar al Assad, che in un'intervista tv e in un telegramma di auguri per la festa dell'Indipendenza del 4 luglio ha invitato a Damasco il suo omologo americano per celebrare il disgelo tra i due Paesi, per lungo tempo ai ferri corti.
Anni luce di distanza separano oggi i toni usati dalle due cancellerie rispetto a quelli che dal 2004 al 2008 hanno dominato i tesissimi rapporti tra Casa Bianca, da sempre a braccetto di Israele, e il palazzo presidenziale degli Assad, principali alleati arabi dell'Iran, sostenitori del movimento sciita libanese anti-israeliano Hezbollah, e "amici" dei palestinesi di Hamas. "Ci piacerebbe accogliere il presidente Obama in Siria", ha detto Assad in un'intervista trasmessa ieri sera dalla britannica Sky News. Per parlare direttamente con la Casa Bianca il rais di Damasco ha preferito il mezzo mediatico ai tradizionali canali diplomatici: "Chiedo a voi di fargli pervenire questo invito", ha detto all'intervistatore.
A dare poi un tocco di rosa e un ulteriore segno di novità ci ha pensato la giovane e sorridente first lady siriana, Assma Assad (33), che agli stessi microfoni di Sky ha detto di potersi ben immaginare di ospitare Obama e la moglie Michelle "a Damasco nella città vecchia, incontrando la gente per far capire" ai due ospiti "come viviamo, chi siamo e cos'é la Siria".
Dopo le recenti visite ad alto livello di rappresentanti di Washington a Damasco, negli ultimi giorni è arrivata la conferma di quanto si attendeva da tempo: dopo quattro anni, gli Usa riportano un loro ambasciatore nella capitale siriana: questa è orfana del più alto rappresentante diplomatico americano da quando nel 2004 sono state imposte dall'ex presidente George W. Bush sanzioni economico-commerciali alla Siria, allora definita "Stato canaglia" e uno dei poli, assieme a Iran e Corea del Nord, del famigerato "Asse del Male". Dietro la diplomazia televisiva, sulla strada di una reale normalizzazione dei rapporti si celano però pesanti macigni: in cambio della pace regionale, la Siria chiede da decenni la restituzione delle Alture del Golan, occupate e annesse da Israele. Mentre Washington di fatto ha finora sempre parlato la stessa lingua di Tel Aviv: il tavolo della pace si apra senza pre-condizioni, ovvero senza che i siriani chiedano in anticipo il Golan.In caso di negoziati, Damasco ha più volte fatto capire di esser pronta a rivedere il suo legame con i palestinesi più radicali, ma non certo ad abbandonare l'abbraccio di Teheran. Almeno finché non si chiarisce l'entità della contropartita. In questo senso vanno lette le parole rivolte stamani da Assad a Obama in un raro messaggio di auguri per il 4 luglio americano: il presidente siriano ha sottolineato l'esigenza "del rispetto del diritto internazionale" (le risoluzioni Onu che impongono a Israele il ritiro dal Golan) e quella di "metter fine ad ogni occupazione".