Dagli USA

Steven Tuopeh

Arizona. Bimba liberiana cacciata dalla famiglia dopo lo stupro

26-07-2009

NEW YORK. Stuprata a otto anni dai compagni di giochi e la sua famiglia non vuole più avere niente a che fare con lei: a Phoenix in Arizona una bambina liberiana è stata data in affidamento a estranei dopo che quattro ragazzini di poco più grandi di lei le hanno usato violenza adescandola con l'offerta di una gomma da masticare. L'incredibile vicenda, non solo lo stupro ma anche la reazione dei familiari, ha scatenato un moto di indignazione internazionale: ha protestato anche la presidente della Liberia, una donna, stigmatizzando il comportamento della famiglia e di una cultura ancora diffusa nel suo paese, lo stesso da cui provengono anche i quattro giovanissimi stupratori.
"La famiglia ha sbagliato: avrebbero dovuto aprire le braccia a una bambina traumatizzata e collaborare con le autorità americane per capire cosa fare con i quattro responsabili", ha detto la presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf in una intervista alla Cnn. I quattro autori della violenza hanno età comprese tra i nove e i 14 anni. Steven Tuopeh, il maggiore, vive negli Stati Uniti dal 2005 ed è stato rinviato a giudizio come adulto per stupro e rapimento, mentre gli altri dovranno presentarsi davanti al tribunale dei minori per aggressione a sfondo sessuale.
I quattro, dopo aver adescato la bambina in un capanno, l'hanno violentata a turno per 10-15 minuti.
Qualcuno ha dato l'allarme: quando la polizia è arrivata, ha trovato la ragazzina seminuda che urlava istericamente e il branco degli stupratori in fuga.
Ma al di là dell'orrore, la vera sorpresa per gli agenti è stata la reazione del padre: "Ci ha detto: prendetela, non la voglio più in casa", ha raccontato il sergente Andy Hill. In Liberia lo stupro viene spesso vissuto come una macchia dalla famiglia della vittima: la Sirleaf ha cercato di cambiare questa cultura rivelando di esser stata lei stessa vittima di tentate violenze sessuali durante la guerra civile che fino al 2003 ha insanguinato il paese.
Secondo esperti della condizione della donna nei paesi in via di sviluppo, la reazione dei genitori della giovanissima vittima è anche troppo comune: "Le donne, le ragazze, sono quelle a cui viene data la colpa", ha detto Monica Westin, fondatrice di World Hope International. Anche in questa luce, nei giorni scorsi l'amministrazione Obama ha fatto un passo importante sul piano del diritto avallando la richiesta di asilo politico di una donna messicana vittima di violenza domestica.
L'asilo può essere concesso alle donne vittime di gravi violenze fisiche o sessuali che non possono sfuggirvi a causa della cultura del loro Paese, ha indicato il ministero della sicurezza interna a un tribunale dell'immigrazione che ha in esame la richiesta di una donna indicata con le sole iniziali: L.R. aveva paura di essere uccisa dal compagno che l'aveva ripetutamente stuprata sotto la minaccia delle armi e tentato di darle fuoco quando ha saputo che era rimasta incinta.

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