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Mondiali di nuoto. Cleri trionfa nella 25 km di fondo. L’oro della fatica

26-07-2009

ROMA. L'oro arriva dopo cinque ore e ventisei minuti di onde, vento e meduse. "Che fico" dice Valerio Cleri, tradendo la chiara origine romana: è il campione del mondo della 25 km, la gara della fatica vera, ma lui sembra uscito da una di quelle passeggiate in mezzo ai boschi che ama tanto. È un lupo di mare che adora la montagna, ed è quello che ha riportato il fondo sul gradino più alto del podio, regalando all'Italia il primo titolo ai mondiali di Roma. Ma l'azzurro può tingersi di rosa anche con il bronzo di Federica Vitale, la maratoneta dell'acqua rinata con l'acqua stessa.
Cleri ha dovuto aspettare due giorni, smaltire la rabbia-delusione del quarto posto nella 10 km, per prendersi quello che aveva sempre pensato dovesse essere suo: e infatti in quel mare infuriato e indomabile il ragazzo di Palestrina non ha avuto alcun cedimento. Ha condotto, guidato, diretto come se quelle onde fossero i suoi orchestrali: a cinque chilometri dal traguardo ha allungato vincendo senza affanno il duello con l'australiano Trent Grimsey. Nell'imbuto verso la vittoria ha avuto anche il tempo di fermarsi, girarsi verso le tribune, sollevare le mani in alto per l'ultimo atto del suo show. Poi non si esalta, resta composto. "Sorrido dentro e godo per tutti quelli che hanno goduto l'altro giorno per il quarto posto - racconta il ventottenne romano -. Io la medaglia la volevo, e questa è la mia gara, questo il mio mare".
La dedica alla famiglia: papà Franco, pensionato, mamma Rita, casalinga e Enea, il fratello più piccolo, tutti lì sulla riva a fare il tifo per il ragazzo d'oro.
Valerio l'antidivo, che ama l'acqua tanto più quando è cattiva, che ha studiato da geometra e tra le onde è capace di disegnare perimetri perfetti, senza mai perdere la rotta. "Non pensavo alla rivincita, ma certo quando ho visto qualche cuffia americana la voglia di menare c'era - scherza - anche perché di botte ne sono volate tante. Ma io questa medaglia l'avevo sognata, la sentivo mia e vincere qui è un'emozione grande".
Cleri è una macchina instancabile, ha vinto gli europei di Dubrovnik sempre in condizioni proibitive. Dopo l'amarezza per il podio mancato sulla distanza olimpica ha dovuto ritrovare serenità, soprattutto di testa: lo hanno aiutato i tecnici della grande famiglia del fondo, primo fra tutti Emanuele Sacchi. L'obiettivo ora è Londra 2012, lavorando su quella 10 km che è comunque nelle sue corde.
A raddoppiare la festa ci ha pensato anche Federica Vitale, bronzo alle spalle della tedesca Angekla Maurere e della russa Anna Uvarova. E' amica e compagna di circolo di Valerio (l'Aniene di Giovanni Malagò che gongola sulla riva), ma è il suo opposto: lui chiuso, lei solare. Per l'altra romana e romanista (Cleri invece tifa Lazio) si tratta di un ritorno dopo l'argento vinto ai mondiali di Montreal: dopo quell'exploit il buio, la voglia di smettere, i problemi fisici, ma soprattutto mentali. Paradossalmente a farle tornare il sorriso è stata la fine amara di una storia d'amore: quest'anno, una sofferenza che le ha ridato slancio. "L'ho voluta tanto questa medaglia - dice l'azzurra mostrando i segni della battaglia marina, meduse e soprattutto le rivali più scaltre brave a mollare sberle e calci a pelo d'acqua - dopo Montreal sono andata in crisi, pensavo di mollare tutto. E poi ho chiuso una storia durata tre anni: sembrava duro, ma sono rinata. Ora dico per fortuna, e sono single felice".
Ed è felice l'Italia, non solo quella del fondo che chiude il mondiale in casa vincendo anche il trofeo come miglior nazione. L'oro della fatica è lì, sporco di sabbia e sudore, ma sul gradino più alto del podio.

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