Dagli USA

Riforma sanitaria. Il deficit minaccia Obama

18-10-2009

WASHINGTON. ''Oggi siamo vicini alla riforma sanitaria, come non lo siamo mai stati nella storia degli Stati Uniti". A pochi giorni dal primo voto del Senato, il presidente americano Barack Obama ostenta così il suo ottimismo sul fronte della sanità. Ma a ostacolare il suo cammino riformatore sono le notizie che vengono dalle casse dello Stato sempre più in rosso: il deficit americano del 2009 é di ben 1,42 "trillion" (ossia 1.417 miliardi di dollari, pari a circa il 10% del Pil), il dato peggiore nella storia americana dai tempi della seconda guerra Mondiale.

Per dare un'idea di grandezza di questa somma mostruosa basti pensare che corrisponde a un debito di 4.700 dollari per ogni cittadino americano, vecchi e bambini compresi. Numeri che fanno paura, tanto che il Washington Post ritiene che questo pesantissimo fardello possa incidere fortemente sulla politica economica della Casa Bianca.

A partire proprio dalla riforma sanitaria: uno studio del Congresso ha calcolato che il testo approvato in Commissione al Senato costerà 900 miliardi di dollari in dieci anni. In un articolo in prima pagina, dal titolo 'Il deficit record potrebbe affondare ogni grande progetto', il giornale esamina come l'aggravamento dei conti pubblici potrebbe "complicare" e "minacciare" i programmi di sviluppo che Obama ha in mente per far uscire il paese dalla crisi. "Questo deficit enorme - scrive il Post - potrebbe mettere in crisi gli obiettivi più ambiziosi del governo Obama come l'immissione di denaro fresco sul mercato per creare posti di lavoro o le altre misure per spronare la ripresa economica". E anche per il futuro le prospettive non sembrano rosee. Analisti del Tesoro citati dal giornale, anche se ricordano che i dati sono leggermente migliori delle aspettative, ammettono che il deficit rimarrà molto alto anche l'anno prossimo.

E c'é chi pensa che si assesterà attorno al trilione di dollari per almeno una decina di anni. Insomma, numeri che non fanno sperare nulla di buono.

Tuttavia, queste cifre non sono sufficienti a far recedere il presidente degli Stati Uniti dalla riforma sanitaria, quella che per lui è ormai un traguardo ineludibile, una questione di vita o di morte per la sua presidenza, da raggiungere assolutamente entro l'anno. Così anche ieri, Obama s'é scagliato senza mezzi termini contro le compagnie assicurative, accusandole di portare avanti tesi "ingannevoli e disoneste", pur di contrastare l'iter legislativo di quella che qui viene chiamata la 'Obama-care'. "Per decenni - ha incalzato il presidente - ogni volta che abbiamo provato a riformare il sistema, le assicurazioni hanno fatto tutto quello che era nel loro considerevole potere per fermarci. Ora - ha concluso combattivo più che mai - stanno tirando fuori le armi pesanti, riempiono le tv di spot ingannevoli e disonesti, inondano il parlamento di lobbysti e di soldi per le campagne elettorali, finanziano studi che puntano a disinformare il popolo americano. Ma non capiterà anche stavolta".

Infine, una curiosità. Nello stato dove è nato il presidente, le lontane Hawaii, il sistema sanitario assicura una copertura più ampia a costi di gran lunga più bassi che nel resto degli Stati Uniti. Uno stato modello, in termini di assistenza sanitaria, che ha attirato l'attenzione del New York Times, che esamina le ragioni di questo primato in un articolo in prima pagina.

 

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