Analisi e commenti

La proposta sull’Islam complica la via per gli schieramenti. Il rischio di nuovi ideologismi

18-10-2009

Non c'è dubbio che, oltre la siepe, cioè al di là della contrapposizione sempre più irriducibile tra Pdl e Pd, stia prendendo corpo qualcosa di diverso e, forse, nuovo. Qualcosa alimentato da personalità su fronti opposti - Casini e Rutelli da una parte; Fini dall'altra -, o addirittura fuori dal fronte, come il manager Cordero di Montezemolo.

Anche ieri l'incontro tra le fondazioni che fanno capo a Fini e a D'Alema ha messo altra legna sotto il fuoco lento, ma già visibile, di politici che si confrontano e, soprattutto, s'avvicinano all'insegna della "responsabilità nazionale".

Ma la volontà trasversale di superare la logica logorante da guelfi e ghibellini in versione bipolare, una volontà che, oltretutto, dalla sfera politica si sta estendendo anche all'editoria (vedi la posizione del Corriere della Sera, il principale quotidiano d'Italia) e all'imprenditoria, deve poi fare i conti con proposte sorprendenti.

Come quella appena partorita dal vice-ministro Adolfo Urso e dai finiani di introdurre un'ora di religione islamica facoltativa e alternativa a quella cattolica nelle scuole pubbliche e private. Proposta che trova, sì, il consenso di D'Alema, ma in compenso il generale e fortissimo dissenso del Pdl, della Lega, di vescovi molto popolari.

È come se, per distinguersi dai decibel di Silvio Berlusconi e del leghismo, la componente che si riconosce in Fini rilanciasse non già il buonsenso smarrito nel Palazzo, bensì iniziative che solamente nuove divisioni e scontri altrettanto pesanti rischiano di provocare.

In un Paese nel quale il 91 per cento degli studenti statali continua a scegliere l'insegnamento della religione cattolica dalle materne alle superiori (dati della Conferenza episcopale italiana), in uno Stato che ha bisogno di integrare gli stranieri e non di lasciarli ai margini della società, pensare di fare ciò che nemmeno i musulmani d'Italia hanno mai chiesto che venga fatto, significa inseguire la pura stravaganza, invece che cercare soluzioni d'oggi ai problemi di ieri. E significa, inoltre, mettere in pericolo proprio quella "condivisione" che è il fondamento stesso di qualunque novità si muova oltre i due schieramenti.

O forse Urso pensa di poter convincere Casini e Rutelli, più il non piccolo e disorientato mondo di centro, che la loro intesa eventuale e tutta da costruire si potrà fare partendo dall'Islam?

Il rischio è che, nel pragmatico tentativo di andare oltre il muro contro muro tra maggioranza e opposizione, i "non allineati" nel centro-destra e nel centro-sinistra finiscano per dar vita a un nuovo ideologismo. Un ideologismo fatto, semplicemente, di tutto ciò che "non" fanno il Pdl e il Pd. Ma non è detto, se così sarà, che il tentativo risulterà comprensibile a quanti pur cercano una terza via più ragionevole e lungimirante dell'attuale e mortificante dialogo tra sordi.

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