Iran. Trent'anni fa l'assalto all'ambasciata Americana. Anniversario in un clima di tensione
TEHERAN. E' un'atmosfera carica di tensione per il possibile ritorno in piazza dell'opposizione quella in cui l'Iran si appresta a celebrare, domani, il 30/o anniversario della presa dell'ambasciata americana a Teheran. I Pasdaran, che la scorsa estate hanno avuto un ruolo di primo piano nel reprimere le proteste seguite alla rielezione di Mahmud Ahmadinejad nelle presidenziali del 12 giugno, hanno avvertito che non saranno tollerate nuove iniziative di questo genere, dopo che, nelle ultime settimane, sui siti dell'opposizione sono circolati insistentemente annunci di raduni proprio in occasione dell'anniversario. "Avvertiamo tutti, specialmente i giovani - si legge in un comunicato dei Guardiani della rivoluzione - di fare attenzione alle possibili iniziative sediziose dei mercenari del nemico". "Non permetteremo ad alcun gruppo di usare slogan devianti", aggiungono i Pasdaran, affermando che "ci sono sempre gli Stati Uniti dietro alle sedizioni e ai complotti contro l'establishment e la rivoluzione islamica". "Continueremo a combattere contro questa guerra di velluto", concludono i Guardiani della rivoluzione. Uno dei leader dell'opposizione, l'ex candidato moderato alle presidenziali Mir Hossein Mussavi, ha chiamato nei giorni scorsi implicitamente i suoi seguaci a scendere in strada approfittando delle manifestazioni per l'anniversario della presa dell'ambasciata. E su alcuni siti Internet dell'opposizione è circolata voce che la manifestazione anti-Ahmadinejad potrebbe svolgersi davanti all'ambasciata russa anziché alla ex sede diplomatica Usa, dove ogni anno si tiene il raduno ufficiale.
Una decisione che servirebbe a criticare Mosca per il sostegno che, secondo molti degli oppositori, avrebbe prontamente manifestato alla rielezione del presidente. La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha definito la scorsa settimana "un crimine" continuare a contestare il risultato delle elezioni. Ma i riformisti, primo fra tutti l'ex candidato Mehdi Karrubi, affermano di volere continuare nella loro protesta contro quelli che hanno denunciato come massicci brogli nella consultazione.
Contestazioni striscianti continuano intanto nelle Università, in particolare alla Sharif di Teheran, dove studia un giovane matematico, Mahmud Vahidnia, protagonista nei giorni scorsi di una clamorosa contestazione a Khamenei durante una cerimonia pubblica. Nessuna notizia ufficiale si è avuta finora che abbia smentito o confermato una voce secondo la quale Vahidnia sarebbe stato arrestato. L'agenzia Irna ha invece riferito oggi che è stato chiuso dalle autorità il quotidiano economico Sarmayeh, di tendenze riformiste.
Dall'anno 2000 decine di pubblicazioni, soprattutto riformiste, sono già state chiuse dalle autorità di Teheran e molti giornalisti incarcerati. Migliaia di siti Internet sono inoltre censurati. La repressione si è accentuata dopo le proteste post-elettorali.












