La politica

Rutelli immagina un nuovo polo moderato con Casini. Il sogno è coinvolgere Fini e Montezemolo

13-12-2009

PARMA. Francesco Rutelli pensa in grande: far diventare la sua Alleanza per l'Italia promotrice di un polo moderato che diventi la prima forza politica italiana, coinvolgendo l'Udc di Pier Ferdinando Casini e tutti i delusi "della destra e della sinistra, che molto hanno sperato e molto sono rimasti delusi".

L'obiettivo primario è, dunque, allearsi con l'Udc. Anche se Rutelli definisce "troppo futuribile" l'ipotesi di Casini di un fronte democratico anti-Berlusconi in caso di elezioni anticipate, la coppia si farà.

"Con Casini - confida Rutelli - vogliamo incontrarci e fare una cosa forte, solida, che raccolga consensi e dunque che dia spazio ad una nuova soluzione alla paralisi di un bipolarismo dominato dalle estreme".

Ma per vincere, al tavolo verde della politica italiana la coppia non basta, serve il poker: Rutelli non li nomina mai ma, per coltivare ambizioni di maggioranza relativa, l'operazione non può non passare per Gianfranco Fini e Luca di Montezemolo, benché l'ex presidente di Confindustria abbia più volte ribadito di non voler passare alla politica. E se Bruno Tabacci, portavoce e mente pensante dell'Alleanza, invita a cercare nel "partito del predellino, dove Fini non è l'unica anima in pena", Rutelli (che in settimana si dimetterà dalla presidenza del Copasir, dove era stato eletto in quota Pd) pone al nuovo partito l'obiettivo di porre fine alla guerra dei 15 anni, ovvero alla spirale "che inchioda l'Italia con Berlusconi che coalizza tutti contro la sinistra e la sinistra che si coalizza contro Berlusconi".

Incassato l'incoraggiamento del gemello francese Francois Bayrou che si spinge addirittura a teorizzare la stupidità del bipolarismo, Rutelli precisa, innanzitutto, ciò che l'Api in particolare e il movimento antiberlusconiano in generale non deve fare, ovvero sperare di mandare a casa il Cavaliere a colpi di sentenze in tribunale.

"L'agenda della destra è dominata dalla Lega - spiega Rutelli - l'unico partito che fece cadere la coalizione, a cui Berlusconi non può mai dire di no. La destra è divisa su tutto: economia, grandi opere, immigrazione e se non cade è colpa dalla sinistra", ovvero di quel Pd dal quale ammette di essersene andato dopo la constatazione "di un passato che non passa".

Intanto, la prima prova per il neonato movimento saranno le elezioni regionali di marzo. Inutile farsi illusioni: poco più di tre mesi non possono essere un tempo utile per sperare in un risultato strepitoso. Fra gli 'apisti' si ripete come un mantra la massima di Lorenzo Dellai (presidente della Provincia autonoma di Trento, consacrato a Parma come autorità nel partito): "Non bisogna farsi prendere dall'ansia da prestazione".

Alleanze e schieramenti saranno decisi regione per regione, dove l'Api è forte andrà con il proprio simbolo, che sarà presentato entro Natale, mentre altrove si aggregherà a liste civiche o esperienze già presenti. L'obiettivo massimo sarebbe quello di riuscire a risultare determinante almeno in un paio di Regioni.

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