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Manuchehr Mottaki

Iran. Nucleare: scabio di uranio nel golfo

13-12-2009

TEHERAN. L'Iran è pronto a consegnare 400 chilogrammi del suo uranio arricchito al 3,5 per cento per avere in cambio una parte dell'uranio arricchito al 20 per cento necessario per alimentare un suo reattore per la medicina nucleare.

Lo ha detto ieri il ministro degli Esteri, Manuchehr Mottaki, precisando che lo scambio dovrebbe avvenire nell'isola iraniana di Kish, nel Golfo. Mottaki, che parlava ad una conferenza sulla sicurezza in Bahrein, ha aggiunto che eventuali sanzioni internazionali contro la Repubblica islamica non avrebbero "alcun effetto" e ha sottolineato che Teheran deve costruire "almeno 15 centrali nucleari" per produrre l'energia di cui avrà bisogno nei prossimi decenni.

Secondo il ministro degli Esteri iraniano, citato dalla televisione di Stato in inglese PressTv, lo scambio di uranio potrebbe avvenire "subito" se i Paesi del gruppo 5+1, cioé Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania, accettano la proposta. "Siamo pronti a portare 400 chilogrammi di uranio arricchito al 3,5 per cento sull'isola di Kish e scambiarlo con una quantità equivalente al 20 per cento del lotto originario", ha detto il capo della diplomazia iraniana.

L'isola di Kish è un'area di libero scambio dove vige una legislazione speciale. Nelle scorse settimane Teheran ha respinto una bozza d'intesa con Usa, Russia e Francia in base alla quale avrebbe dovuto consegnare 1.200 dei 1.500 chilogrammi di uranio finora arricchito al 3,5 per cento per avere in cambio il materiale fissile arricchito al 20 per cento.

Le autorità della Repubblica islamica hanno infatti affermato che in tale progetto d'accordo non vi erano garanzie sufficienti che l'Iran avrebbe ricevuto il combustibile promesso.

Di conseguenza, alla fine di novembre l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha approvato una risoluzione critica del programma nucleare iraniano, chiedendo la sospensione immediata dei lavori al secondo sito per l'arricchimento dell'uranio, quello di Fordo, vicino a Qom.

Tale risoluzione potrebbe aprire la strada a nuove sanzioni internazionali contro l'Iran. Una ipotesi ribadita venerdì dall'Unione europea e dagli Stati Uniti, anche se Russia e Cina, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e quindi con diritto di veto, si mostrano scettiche su questa ipotesi.

"Imporre sanzioni all'Iran è illegale", ha affermato Mottaki, aggiungendo che comunque ciò "non avrà alcun effetto".

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