Analisi e commenti

Berlusconi tra scontro istituzionale e “fronte repubblicano”. Il fantasma dlele elezioni

Di Federico Guiglia

13-12-2009

Stessa città, altra piazza. Ma soprattutto molto diversi i tempi. Due anni dopo il "discorso del predellino", come fu battezzato l'annuncio di Silvio Berlusconi sulla nascita di un nuovo partito al posto di Forza Italia, a Milano si replica. Cambia solo il luogo delle dichiarazioni non meno significative, oggi: da piazza San Babila, dove il presidente del Consiglio aveva allora arringato la folla da un'automobile, si va a piazza del Duomo, dove il Cavaliere presenterà la candidatura di Roberto Formigoni, presidente uscente della Lombardia. E sottolineerà l'intesa politica ritrovata con Letizia Moratti, sindaco del capoluogo. Un modo per confermare non solo la maggiore attenzione che da diverse settimane il capo dell'esecutivo preferisce riservare alla "sua" Milano rispetto alla capitale delle polemiche, ma anche per rispondere alle critiche bollenti che gli arrivano dall'opposizione, dalle istituzioni e in particolare dal co-fondatore del Pdl, Gianfranco Fini.

Tutto lascia supporre che Berlusconi rilancerà i suoi appelli al popolo contro il "partito dei giudici", magari confermando l'avvio, anche parlamentare, della riforma della Costituzione da lui sempre più auspicata per rafforzare i poteri del premier e riequilibrare il rapporto fra politica e magistratura: le sue richieste. Bisognerà, tuttavia, vedere se, ai prevedibili proclami, il presidente del Consiglio darà un tono alto o addirittura ultimativo, se cioè continuerà sulla strada dello scontro istituzionale. Uno scontro, più che con il presidente della Repubblica, col quale il sottosegretario Gianni Letta non ha mai interrotto il filo - come d'altronde confermano i comunicati del Quirinale, molto fermi nelle risposte a Berlusconi, ma sempre invocanti la "leale collaborazione" tra le istituzioni -, uno scontro, dicevamo, che ha come bersaglio principale il presidente della Camera.

Con l'aggravante, per il Cavaliere, dell'annuncio di Pierferdinando Casini, che ieri ha prospettato un fronte unico assieme al Pd e all'Italia dei Valori contro Berlusconi, aggiungendo, sibillino, che "ci saranno sorprese". Vuol dire che Fini, in caso di conflitto totale, è pronto a passare dall'altra parte, cioè a rompere la già forzata convivenza con Berlusconi nel Pdl? Nel centro-destra negano l'ipotesi, dicendo che i due leader camminano insieme ormai da quindici anni. Ma l'interessato non commenta né smentisce quel che Casini ha lasciato intendere con chiarezza. "All'estero non parlo di cose italiane", ha spiegato Fini, in questo modo rimarcando, però, la sua distanza anche nello stile da Berlusconi, che ha innescato le ultime e aspre polemiche in Italia proprio dall'estero, ossia dal palco del Partito popolare europeo allestito a Bonn.

In sostanza, per il presidente del Consiglio sarà più difficile ricucire un rapporto con l'alleato Fini che ristabilire un clima di buon vicinato, o quantomeno di rispetto, nei confronti del presidente Napolitano. Mentre sullo sfondo resta la minaccia incombente, ma negata dal presidente del Consiglio, delle elezioni anticipate. Per questo Casini gioca la carta preventiva del fronte anti-berlusconiano, per allontanare l'eventualità di elezioni. Ma dal centro-destra gli replicano: "Sarebbe un'ammucchiata". Oggi tocca a Berlusconi.

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