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Un’alleanza inedita, rischio governabilità

Di Luca Tentoni

13-12-2009

Più esplicito di così, Casini non poteva essere: "Una richiesta di elezioni anticipate farebbe emergere uno schieramento repubblicano a presidio della democrazia, e poiché penso che la democrazia sia un valore mi schiererei senza se e senza ma in sua difesa".

Lo "schieramento repubblicano" al quale ha fatto cenno in un'intervista alla "Stampa" comprenderebbe in primo luogo il Pd, l'Udc e l'Idv, ma - dati alla mano - non basterebbe per battere Pdl, Lega, Mpa e Destra alla Camera, neppure se al "piccolo centrosinistra" si aggiungessero i socialisti e la Svp: alle elezioni politiche del 2008 il distacco dal centrodestra era di 4 punti percentuali, ridotto a 3,5 alle europee. Però l'inedita alleanza potrebbe tentare di sconfiggere - o più probabilmente di "far vincere male" - Berlusconi in Senato: se si ripetessero i risultati delle europee Pdl e Lega si ritroverebbero con 158 senatori contro i 156 delle opposizioni.

Una situazione identica a quella del secondo governo Prodi, ma con un dato a sfavore: i sette senatori a vita, almeno quattro dei quali voterebbero contro un nuovo governo del Cavaliere. Più favorevole, invece, l'applicazione dei dati delle politiche a questo nuovo scenario: il centrodestra avrebbe 168 senatori (7 in meno rispetto ad oggi) contro 162 (se tutti i senatori a vita votassero con le opposizioni). Insomma, la maggioranza sarebbe meno larga rispetto ad ora ma il Cavaliere potrebbe governare.

Il problema dello "schieramento repubblicano" è insieme numerico e politico: se si limitasse a includere Pd, Udc, Idv, socialisti, Svp e rutelliani non vincerebbe, perciò dovrebbe cercare di recuperare anche i radicali (circa il 2%) e i verdi, se non addirittura i comunisti. Se insomma Casini e Bersani realizzassero un'Unione allargata all'Udc la competizione sarebbe molto più incerta: in base ai dati delle politiche 2008 i "repubblicani" potrebbero avere solo 400mila voti meno del centrodestra alla Camera e vincere di misura al Senato, mentre prendendo per buoni i dati delle europee 2009 lo schieramento "antiberlusconiano" sarebbe in vantaggio anche alla Camera (di circa il 2% dei voti). Ciò che sarebbe possibile tecnicamente potrebbe diventare di difficile costruzione sul piano politico: un conto è dar vita ad una coalizione molto ampia per governare una regione, un altro conto è metterla insieme a livello nazionale.

Certo, poiché lo scarto fra il "piccolo centrosinistra" (Pd, Udc, Idv, rutelliani, Svp e socialisti) e il centrodestra è fra il 3,5 e il 4% dei voti, potrebbe diventare determinante un'eventuale rottura fra Fini e Berlusconi. I sondaggi danno un possibile partito del presidente della Camera (che si presenterebbe fuori dai poli) fra il 3 e il 4%, perciò le distanze fra gli schieramenti potrebbero ridursi, rendendo l'ipotesi del Senato ingovernabile (o del Parlamento "bicolore": Montecitorio a Berlusconi-Bossi e Palazzo Madama a Casini-Bersani) molto realistica.

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