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La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei

Iran. Ahmadinejad attacca gli USA, Khamenei chiede prudenza

10-01-2010

TEHERAN. La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha detto ieri che il Paese si trova in "una situazione sediziosa, difficile e dura" e perciò occorre usare "prudenza", soprattutto da parte dei miliziani islamici Basiji che hanno appoggiato attivamente la repressione delle proteste. La presa di posizione fa seguito ad un episodio denunciato dai siti Internet dell'opposizione secondo i quali giovedì sera colpi d'arma da fuoco sarebbero stati sparati contro l'auto con la quale uno dei leader della protesta, Mehdi Karrubi, lasciava la casa di un ex deputato riformista nella città di Qazvin.

Secondo le stesse fonti, centinaia di Basiji avevano in precedenza circondato la casa, lanciando pietre contro l'edificio. Episodi analoghi sono stati denunciati nelle ultime settimane ai danni di un altro capo della protesta, Mir Hossein Mussavi, e alcuni ayatollah critici del governo del presidente Mahmud Ahmadinejad.

I Basiji, ha detto Khamenei, "devono essere prudenti, perché ogni azione irregolare aiuterà i nemici, in un momento in cui essi stanno cercando con tutti i loro mezzi di provocare la sedizione e cominciare un gioco pericoloso". "Coloro che oggi cercano di acquisire il dominio, sono contro la religione e con la sedizione agiscono contro il sistema e la rivoluzione, erano rimasti schierati per anni sotto le insegne del sistema e della rivoluzione", ha aggiunto la Guida suprema, con evidente riferimento a Mussavi, ex primo ministro, e Karrubi, ex presidente del Parlamento. Ma nei loro confronti, ha aggiunto, tutto deve essere fatto "secondo la legge". Anche Ahmadinejad si è rivolto ai nemici esterni, in particolare gli Usa, durante la cerimonia di inaugurazione di una linea per la produzione di alluminio civile a Bandar Abbas realizzata dalla società italiana Fata, del gruppo Finmeccanica. "Se sognano che qualcosa possa accadere, i loro sogni svaniranno", ha detto il presidente, riferendosi apparentemente alla possibilità di una caduta del regime. Il procuratore di Teheran, Abbas Jafari-Dolatabadi, ha intanto annunciato che saranno processati entro una settimana dalla Corte rivoluzionaria di Teheran 12 appartenenti alla setta religiosa dei Bahai, messa al bando in Iran, arrestati dopo le manifestazioni dell'opposizione del 27 dicembre.

Secondo il magistrato, essi sono accusati di "avere avuto un ruolo nell'organizzare la rivolta e mandare immagini degli incidenti a Paesi stranieri". Jafari-Dolatabadi ha aggiunto che un cittadino tedesco, di cui non ha reso nota l'identità, anch'egli arrestato il 27 dicembre, è stato rilasciato venerdì sera, mentre ieri doveva essere rimesso in libertà il giornalista siriano Reza Al-Basha, dell'emittente Dubai Tv.

Il procuratore ha confermato che cinque iraniani arrestati il 27 dicembre compariranno davanti alla Corte rivoluzionaria con l'accusa di ‘moharebeh' (‘nemici di Dio'), ma ha sottolineato che non sempre questa imputazione porta alla pena di morte. Altri arrestati, ha aggiunto, potrebbero essere accusati dello stesso crimine.

Secondo Human Rights Watch, l'imputazione potrebbe essere mossa a membri di due gruppi attivi nelle manifestazioni di protesta: l'Associazione liberale degli studenti e dei laureati e il Comitato dei reporter per i diritti umani.

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