Analisi e commenti

Rosarno. Lettera aperta al ministro Maroni. Degrado umano e violenza

Di Raffaele M. La Gamba

10-01-2010

Non si era ancora spenta l'eco delle parole contro la violenza del presidente Napolitano e del cardinale Bertone per i fatti di Rosarno che il grande esperto di immigrazione, sicurezza e integrazione, Sua Eccellenza il Ministro dell'Interno Maroni, leghista Doc di lunga data che a modifica del suo ultimo pronunciamento dello scorso febbraio: "D'ora in poi saremo più duri con gli immigrati clandestini", alza, come i suoi compari Borghezio e Gentilini, i toni dicendo: "Troppa tolleranza con gli stranieri".

Cosa significa questo? Secondo me significa che la sua politica sull'immigrazione, sicurezza e quant'altro è stata un fallimento a tutto vantaggio del suo amico Gheddafi. Il colonnello, l'Ha fregato, Eccellenza. Le ha fregato anche le "fregate" che avrebbero dovuto pattugliare o affondare nel Mare Nostrum i barconi dei criminali clandestini.

Vuole capire o no che, anche ad essere benevoli nei suoi riguardi, c'è qualcosina che non va con la Sua legge Bossi-Fini sull'emigrazione? Capisco che per un leghista è duro dire: "Accountability". Assunzione di responsabilità e fare autocritica. Faccia come ha fatto il presidente Obama quando ha detto, circa l'aereo Delta col terrorista a bordo: la colpa è anche mia. "The Buck Stops Here". Ci vuole soltanto un po' di umiltà e un po' di coraggio. Ci provi. 

Sa perché sono così critico nei suoi riguardi, Eccellenza? Perché sono calabrese, vengo da quelle parti e conosco il problema. Le ho scritto una lettera aperta da queste colonne a febbraio del 2009. Ho sentito dire che le è arrivata, ma è irrilevante se l'abbia letta o meno. In quella lettera citavo il presidente John F. Kennedy quando davanti al Parlamento irlandese si disse orgoglioso di essere il nipote di un emigrante e di essere ancora più orgoglioso di essere il presidente "of a nation of immigrants".

"Questo è il bello dell'emigrazione e dell'immigrazione", ho scritto. Poi viene l'integrazione, la cittadinanza. "Integrarsi" avevo scritto, "significa avere due Patrie, una Patria geografica dove uno è nato e una Patria dove è cresciuto e si è realizzato. E amarle!

"Chi scrive", continuavo, "si considera un'autorità in fatto di emigrazione dentro e fuori il suolo nazionale, al contrario di Sua Eccellenza Illustrissima, essendo di fatto un emigrante di terza generazione. All'Italian American Museum, 155 Mulberry Street, New York, N.Y. 10013, può visionare il passaporto rosso di mio nonno, quello blu di mio padre e il mio, di colore verde". Voglio informarla anche che nel suddetto museo troverà l'annata 1904 de "La Stella degli Emigranti" (raccolta in volume dalla Regione Calabria ), una rivista stampata dalla Tipografia Cristoforo Colombo di Polistena di proprietà del canonico Agostino Laruffa cugino della mia bisnonna Giovanna Laruffa.

All'ospedale di Polistena come avrà letto, hanno portato molti degli extracomunitari feriti a Rosarno. Come vede Eccellenza, sono abbastanza informato e preparato. Ho doppio passaporto, e vado spesso in Italia. Mi fermo a Roma e in Calabria per mesi. Mi piace conversare con il mio amico prete don Pino De Masi, vicario generale della Diocesi Oppido-Palmi e referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, il quale ieri ha ripetuto a Repubblica e sulla tv pubblica quello che ha sempre detto in privato su Libera, e non solo, circa gli incendi e i danni provocati alle strutture della sua organizzazione dalla 'ndrangheta della Piana. Quello che ha detto ieri: "Non si possono far vivere le persone come animali e pensare che non si ribellino. Qui è in corso una vera emergenza sociale. Quello che è accaduto a Rosarno è frutto della mancanza di una pianificazione adeguata per i lavoratori stagionali e della totale assenza di una politica dell'integrazione", glielo ho sentito dire in Calabria e a Roma decine di volte.

Siamo chiari: la violenza va condannata senza se e senza ma, da qualunque parte venga. Ma non si può non condannare il degrado umano di questa gente costretta a vivere come bestie in condizioni peggiori dei lager nazisti. Mi rincresce, ma devo dirlo non senza amarezza. Noi, specialmente noi italiani all'estero, che siamo stati emigranti come la gente che abbiamo visto ieri vivere nei cartoni, privi delle forme più elementari di igiene e no solo, siamo stati più fortunati di loro, sbarcati clandestinamente e non nella Patria del Diritto. I valori cristiani del governo sbandierati da Berlusconi e da Bossi quando visitano gli alti prelati in vaticano e fuori, se esistono, ce li facciano vedere, e toccare.

Rinnovo pertanto l'invito a Sua Eccellenza il ministro Maroni a venire a New York a trovarci e come circa un anno fa, desidererei suggerigli di leggere, prima di venire, due libri di Samuel P. Hunting: "The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order" e "Who are We? The Challenges to American National Identity". Se è troppo occupato e se ci invita, verremo io e don Pino De Masi a trovare il ministro al Ministero a spese nostre. Ce lo faccia sapere.

 

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